Nel 2025 Linus Torvalds resta il custode del kernel Linux: meno codice, più decisioni cruciali. Tra Rust, hardware datato e polemiche globali.
In molti si chiedono cosa faccia oggi il padre di Linux, Linus Torvalds. Lo troviamo sempre allo stesso posto: al centro del progetto che ha rivoluzionato il software libero, a decidere con quali patch il kernel deve evolversi e quali invece devono essere cestinate senza rimpianti.
Il suo lavoro si è evoluto: addio alle notti passate davanti al monitor negli anni ’90, quando scriveva personalmente righe su righe di codice. Oggi è una sorta di direttore d’orchestra: meno codice scritto in prima persona, più responsabilità nel valutare, fondere e approvare le migliaia di contributi che arrivano da tutto il mondo. È lui che, con poche righe in mailing list, può chiudere una discussione o cambiarne la direzione, vero deus ex machina del sistema operativo libero più famoso al mondo.
Lo fa all’interno della Linux Foundation, che lo impiega proprio per garantire l’indipendenza del kernel da singole aziende: infatti, nonostante Linux sia ormai alla base di miliardi di dispositivi, Torvalds continua a operare senza bandiere commerciali.
Sotto questa veste istituzionale, resta il Linus Torvalds noto ai più: diretto, ironico, spesso brutale nei giudizi (che fa molto ingegnere informatico). Non a caso, poche settimane fa ha definito alcune patch RISC-V “garbage”, accusando l’autore di averle inviate in ritardo e senza la necessaria qualità tecnica. Un commento che ha fatto discutere, ma che riassume bene il suo ruolo: proteggere il cuore del kernel da contributi che possano comprometterne stabilità e reputazione.
Il lavoro quotidiano di Torvalds oggi tocca diversi fronti. Uno dei più delicati è l’introduzione di Rust (linguaggio di programmazione sviluppato da Mozilla Research, in collaborazione con la comunità open-source) nel kernel, una novità che divide la comunità: c’è chi la vede come un passo fondamentale per migliorare la sicurezza, e chi teme complicazioni. Linus ha messo in chiaro che il codice Rust è benvenuto, ma non può imporre vincoli a chi lavora ancora in C, il linguaggio storico del kernel.
Un altro terreno di scontro è stato politico: nel 2024 sono stati rimossi alcuni mantainer russi dall’elenco ufficiale del progetto per rispettare le sanzioni internazionali. Una decisione controversa che ha sollevato polemiche, ma che Torvalds ha difeso senza esitazioni, ricordando che la neutralità del kernel non significa ignorare le regole globali.
Per concludere, una curiosità sulle sue scelte in fatto di hardware: nel 2025 usa ancora una GPU AMD RX 580 del 2017, simbolo della sua predilezione per la stabilità rispetto alle ultime mode tecnologiche. E di recente ha anche abbandonato il portatile Apple Silicon per un laptop Intel, in linea con la filosofia Linux di garantire compatibilità e apertura.
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