BackTrack 5 R2 è qui!

La distro degli hacker si rinnova a partire dal kernel
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di BackTrack. Non resteremo di certo stupiti se la conta delle mani alzate restituisse un valore molto scarso. Già, perché nel corso degli anni, questa distro è riuscita ha conquistare il cuore di numerosi seguaci del pinguino, hacker per primi che la considerano come una sorta di grimaldello universale capace di scardinare i lucchetti da qualsiasi chiave di protezione, che sia essa relativa ad un file criptato o ad una rete Wi-Fi altrui. Senza ombra di dubbio i principi sui quali BackTrack pone le sue radici non sono certo quelli di violare la privacy altrui, bensì quelli di difendere la propria, cercando di mettere sempre a dura prova la propria rete locale o il PC. Se pensiamo poi alla comodità che BackTrack offre ai sistemisti di rete di tutto il mondo ci rendiamo davvero conto di quanto grandiosa possa essere questa distro: tutto quello che serve in un solo DVD o pendrive USB da portare sempre in tasca, pronta a risolvere qualsiasi enigma.

Un kernel tutto nuovo

A poco più di 6 mesi dal rilascio della prima review di BackTrack 5, gli sviluppatori ci deliziano con la R2, resa pubblica solo da qualche giorno. Come quasi sempre accade, il cambiamento non è sostanziale ma comunque importante proprio perché vengono introdotti nuovi tool che espandono di fatto le potenzialità di questa sorprendente distro. Ma questa volta, oltre al classico rinnovo del comparto software, gli sviluppatori hanno ben pensato di aggiornare anche il kernel Linux che ora passa alla versione 3.2.6. BackTrack 5 R2 è dunque più sicura, stabile e reattiva. Nessun aggiornamento riguardante il comparto grafico che rimane praticamente identico alla precedente release. Dopotutto, BackTrack 5 (così come le precedenti release) fa della pulizia grafica un vero e proprio must: l’utilizzatore di questa distro vuole andare dritto al sodo, senza perdersi in tanti e inutili fronzoli. BackTrack 5 R2 conserva quindi l’ambiente desktop Gnome 2.32 tipico di Ubuntu 10.04, la distro di partenza sulla quale gli sviluppatori hanno poi messo le mani integrando le centinaia di tool attualmente presenti. Da Ubuntu 10.04, BackTrack 5 R2 eredita anche il File Manager Dolphin e tutto il comparto software, ad eccezione degli strumenti di grafica ed al pacchetto Office, totalmente assente. Nel caso in cui si dimostri necessario dover prendere qualche appunto è possibile affidarsi a KeepNote o comunque provvedere ad un’installazione manuale di un editor di testo formattato. Per quanto riguarda il comparto Internet, integra lo stabile Mozilla Firefox 10.0.2, ovviamente aggiornabile. Ma si sa, di BackTrack non interessano certo questi software “di contorno”.

Nuovi tool, nuovi hack!

Ben 49 i software che sono stati aggiunti o aggiornati e fra questi troviamo anche qualche interessante risorsa per Arduino. La piattaforma hardware open source si sta infatti diffondendo a macchia d’olio, facendo da protagonista in infiniti progetti differenti fra loro. A questa crescita repentina non può non corrispondere un proporzionale interesse da parte della comunit�? hacker che ora ha dunque deciso di analizzare la vulnerabilit�? della piccola piastra made in Italy. Per testare quanto sia sicura non ci resta che acquistarne una e scaricare una copia di BackTrack 5 R2. Fra i numerosi altri tool, segnaliamo anche l’integrazione di Pyrit, il noto software che grazie alle tecnologie CUDA consente di velocizzare il processo di autenticazione ad una rete senza fili protetta con cifratura WPA o WPA2. Riuscire ad elencare tutti i software integrati in quest’ennesima release della “distro dei pirati” è realmente impossibile: si va dall’analisi forense di hard disk o dispositivi mobile, fino al test di sicurezza di Web server o database. Cos’altro aggiungere? Provvediamo subito al download di Backtrack 5 R2. Se invece abbiamo gi�? provveduto all’installazione della precedente release R1 sul nostro disco rigido possiamo semplicemente lanciare da terminale il comando sudo apt-get update seguito da sudo apt-get dist-upgrade. Al termine, riavviamo il sistema con sudo reboot.

 

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