
Uno script shell per monitorare il sistema
Con l’aiuto degli RRDtool e di poche righe di codice Bash possiamo tenere sotto controllo il computer e scoprire come va e dove è possibile intervenire per migliorare le prestazioni
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In questo numero ci occuperemo di un argomento caro a molti sistemisti,
ma che riguarda da vicino anche l’utenza desktop: il monitoraggio
delle risorse di sistema. Tale pratica consiste nel raccogliere
dati riguardanti il funzionamento di un sistema e nella loro rappresentazione
grafica. In genere, per eseguire questo tipo di operazioni, si usano
strumenti pronti all’uso, sia grafici che a riga di comando, ma anche la
shell Bash ha la sua “cassetta degli attrezzi”, bisogna solo sapere come
utilizzarli. Allora, prendiamo la nostra distribuzione preferita e scopriamo
l’interessante mondo del monitoraggio del sistema ma con un approccio diverso: utilizzando uno script shell “fatto in casa”.
Gli aspetti fondamentali
Il monitoraggio delle risorse si compone di due momenti, quello della
raccolta dei dati e quello della loro rappresentazione; normalmente i dati
vengono raccolti in un database, dove sono conservati per un tempo più o
meno lungo a seconda della loro importanza; tale operazione è piuttosto
delicata, in realtà, poiché i dati vanno raccolti ad intervalli di tempo fissi e
abbastanza brevi, pena la perdita di informazioni importanti. In pratica, è
opportuno registrare i dati abbastanza frequentemente da poter osservare i
cambiamenti. Lo strumento che andremo ad utilizzare per registrare i dati
è detto Round Robin Database (RRD), ed è un database a dimensione
fissa: si pensi ad un orologio, dove sono segnate 60 tacche, una per ogni
minuto; ogni tacca rappresenta uno spazio di memorizzazione, per cui il
primo dato verrà memorizzato alla tacca 00, il secondo alla 01, e via discorrendo.
Arrivati alla tacca numero 59 memorizzeremo il dato seguente
nuovamente sulla tacca 00, sovrascrivendo così il primo dato; gli RRD
sono pertanto dei database con una memoria di dimensione prefissata: inserendo
un dato ogni minuto in un RRD
con 60 posti avremo una memorizzazione
di un’ora, mentre se memorizzassimo
i dati nello stesso database ogni secondo
avremmo una memorizzazione di un
minuto. Gli RRD sono molto comodi in
quanto presentano una dimensione prefissata,
evitando quindi di doversi preoccupare
dell’eventuale spazio disco occupato; ovviamente il rovescio della
medaglia è dato dall’impossibilità di risalire a dati più vecchi dello spazio
di memorizzazione creato.
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