Dopo un opportuno collaudo, il nostro PC è pronto per prendere il largo: facciamo andare al massimo hard disk e scheda grafica, quindi ottimizziamo i programmi
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I PRINCIPALI FILE SYSTEM
I migliori da utilizzare con GNU/Linux
FILE SYSTEM
CARATTERISTICHE
AMBITO DI UTILIZZO
Ext3
Affidabile, buone performance. Journaling dei dati+metadata: in caso di crash, questo impedisce che compaiano vecchi dati nel file system invece che i dati salvati di più recente
Qualsiasi
XFS
Grande affidabilità, eccellenti prestazioni generali ma lento nelle operazioni di cancellazione. Deframmenta una partizione anche se montata. Gestisce al meglio file di grandi dimensioni
Qualsiasi ma in particolare quello multimediale
ReiserFS
Ottime prestazioni in generale, ma in particolar modo quando si tratta di gestire file di piccole dimensioni
Ideale per proxy web e databas
Reiser4
Successore di ReiserFS, riscritto da zero. Non è ancora presente nel kernel ufficiale. Prestazioni sulla carta eccellenti. Sistema a plugin per, ad esempio, cifrare a livello del file system
Per chi ama sperimentare
JFS
Ottime prestazioni. Gestione ACL per il controllo dei permessi di accesso ai file. Limitato carico sul processore e grande scalabilità
Sistemi multiprocessore,uso di volumi dinamici
Formattare una partizione
Grazie a GParted è facile cambiare rapidamente tipo di file system
Il Tool Gparted
Installiamo GParted con “sudo
apt-get install gparted”. Per
eseguire il programma andiamo su “Sistema”
e clicchiamo su “Amministrazione/
Editor di partizioni”. In Kubuntu il menu è
“K/Sistema/GParted”. Nella nuova finestra
inseriamo la nostra password.
Partizione smontata
Cerchiamo la partizione da
modificare. Se nella riga relativa
compare l’icona a forma di lucchetto,
prima di modificare il file system bisogna
smontarla. Clicchiamo con il tasto destro
del mouse sulla partizione interessata e
selezioniamo “Smonta”.
Nuovo file system
Clicchiamo ancora con il
tasto destro del mouse sulla
partizione, selezioniamo “Formatta come”
e dal sottomenu scegliamo il nuovo file
system. Premiamo “Applica” in alto nella
finestra e ancora “Applica” nella finestra
di dialogo che compare.
Compilato è più veloce
Ricompilare il kernel per adattarlo all'hardware in nostro possesso e abilitare alcune le opzioni nascoste che rendono il sistema più veloce e più reattivo ai comandiIl kernel è il nucleo, il cuore del sistema
operativo. Possiamo migliorarne le prestazioni
seguendo, essenzialmente, due
strade. La prima consiste nella compilazione
dell'ultima versione disponibile: di release in
release, infatti, il kernel presenta aggiunte e
migliorie più o meno importanti, spesso con
incrementi delle performance nei driver per i
dispositivi hardware, nella gestione dei processi
ed in quella della memoria. L'altra strada
è quella dell'applicazione di patch al
kernel. Tratteremo entrambe le tecniche nel
corso di questa sezione che terminerà con
alcuni consigli su come rendere “indolore” la
compilazione del software d'uso comune.
Kernel aggiornato
Per avere l'ultima versione disponibile del
kernel, dunque, con il web browser andiamo
su ftp://ftp.it.kernel.org/pub/linux/kernel/
v2.6 e nella directory che appare cerchiamo
il file LATEST-IS; attualmente il nome completo
del file è LATEST-IS-2.6.24.3, quindi
scarichiamo dalla pagina corrente il file
linux-2.6.24.3.tar.bz2. Copiamo questo file
in /usr/src: apriamo una console, entriamo
nella directory in cui il browser memorizza i
file salvati (ad esempio con “cd Download”)
e quindi lanciamo “cp linux-2.6.24.3.tar.bz2
/usr/src”. Fatto ciò, installiamo il pacchetto
kernel-package con “sudo apt-get install
kernel-package” e seguiamo le istruzioni
presenti nel tutorial “Sfida all'ultimo kernel!”.
Conclusi i passaggi del tutorial, torniamo
in /usr/src (“cd /usr/src”) ed installiamo
il pacchetto (termina per *.deb) del kernel
appena compilato con il comando “dpkg -i
file_kernel.deb”.
Il kernel è installato. E adesso?
Avviamo il nuovo ma conserviamo quello di default
Abbiamo compilato ed installato correttamente
un nuovo kernel. Adesso cosa succede?
Semplicemente, al prossimo boot
del PC verrà avviato di default il nuovo.
Quello fornito dalla nostra distro, però, è
ancora presente nel menu del bootloader. Per sicurezza, è consigliabile sempre
mantenere una copia del kernel della propria
distribuzione; in caso di problemi con
quelli compilati da noi, infatti, potremo comunque
ritornare alla situazione standard
di Ubuntu, sempre affidabile e sicura.
Sfida all'ultimo kernel!
Configuriamo e compiliamo l'ultima versione disponibile del cuore del sistema
I sorgenti
Per comodità diventiamo root
(“sudo -s” ed inseriamo la
nostra password) e subito dopo entriamo
nella directory /usr/src: “cd /usr/src”. Per
scompattare i sorgenti del kernel eseguiamo
il comando “tar xvfj linux-2.6.24.3.tar.bz2” e
poi “cd linux-2.6.24.3”.
Il file .config
Usiamo la configurazione del
kernel di Ubuntu come base per
quello nuovo: “cp /boot/config-2.6.22-14-
generic .config” e poi “make oldconfig”. Ci
verranno mostrate le opzioni del nuovo
kernel che erano assenti in quello vecchio:
confermiamole tutte con Invio.
La compilazione
A questo punto, eseguiamo
“make gconfig” per poter
controllare le opzioni attive nel kernel e
modificarle. Salviamo le modifiche alla
configurazione premendo Ctrl+S, torniamo,
infine, in console e compiliamo il kernel con
“make-kpkg --initrd kernel_image”.
Ottimizziamo dai sorgenti
Con apt-build possiamo compilare i programmi per adattarli al nostro hardware
Ottimizzare sempre
Installiamo apt-build con “sudo
apt-get install apt-build”e scegliamo
il livello di ottimizzazione che vogliamo
ottenere per i programmi da compilare
con questo tool: scegliamo “Intermedio”,
che è un'ottima via di mezzo.
L'architettura
Alla domanda “Aggiungere il
repository di apt-build” rispondiamo
Sì e nella schermata successiva indichiamo
l'architettura del PC (“cat /proc/
cpuinfo”). Scegliamo dall'elenco quella più
simile alla nostra CPU.
Adesso installiamo
Per scaricare un pacchetto,
compilarlo e installarlo eseguiamo
“sudo apt-build install pacchetto”.
Possiamo anche ricompilare un software
presente nel sistema: il comando è “sudo
apt-build --reinstall install pacchetto”.
Le patch con Kolivas
Fino a poco tempo fa, l'applicazione delle
patch Con Kolivas (CK) al kernel era una
delle tappe obbligate per chi desiderava
migliorare le prestazioni del sistema operativo.
Queste, infatti, lo rendevano più reattivo
grazie all'adozione di uno scheduler alternativo ed apportavano miglioramenti
nell'utilizzo della memoria di swap. Tali
patch, purtroppo, non vengono più sviluppate.
È possibile, però, applicarle ancora
al kernel 2.6.22 (quello di Ubuntu Gutsy).
Vediamo come procedere. Innanzitutto, da
ftp://ftp.it.kernel.org/pub/linux/kernel/
v2.6 scarichiamo i sorgenti del kernel 2.6.22
(linux-2.6.22.tar.bz2). A questo punto, per
prelevare il file delle patch CK entriamo con
il browser in http://www.kernel.org/pub/linux/
kernel/people/ck/patches/2.6/2.6.22,
selezioniamo la directory 2.6.22-ck1 e, infine, scarichiamo il file patch-2.6.22-ck1.bz2.
Apriamo una console e lanciamo “sudo -s”.
Copiamo sia il file patch-2.6.22-ck1.bz2
che linux-2.6.22.tar.bz2 in /usr/src, entriamo
in questa directory e scompattiamo
i sorgenti del kernel (“tar xvfj linux-2.6.22.
tar.bz2”). Una volta scompattato l'archivio
contenente il kernel, entriamo nella directory
contenente i sorgenti con “cd linux-
2.6.22”. A questo punto, applichiamo le
patch: “bzcat ../patch-2.6.22-ck1.bz2
patch -p1”. Infine, non rimane che ripercorrere
i passi 2 e 3 del tutorial “Sfida
all'ultimo kernel!” per la compilazione e
ritornare in /usr/src per installare il kernel
“patchato”: “dpkg -i file_kernel.deb”.
Ottimizzare compilando
I programmi distribuiti con le distro vengono
compilati con opzioni generiche. È
possibile, però, ottimizzarli in modo specifico per il nostro PC e ottenere un aumento
delle prestazioni delle applicazioni
stesse. I software che beneficiano più
degli altri della ricompilazione sono quelli
che impiegano intensamente il processore:
fotoritocco, web browser, software di
conversione video e così via. Nel tutorial
“Ottimizziamo dai sorgenti”, scopriamo
come usare apt-build, un software che ci
consente di scaricare i sorgenti, compilarli
ottimizzando gli eseguibili ed installare i
pacchetti risultanti con un solo comando
dalla console! Prima di procedere, però,
assicuriamoci di avere attivi i repository
Ubuntu dei sorgenti; apriamo da root
con un editor il file /etc/apt/sources.list
e controlliamo che tutte le righe inizianti
con “deb-src” siano decommentate: togliamo,
cioè, il carattere # posto all'inizio:
in pratica, “# deb-src” diventerà “debsrc”.
Infine, aggiorniamo la lista dei pacchetti
con “sudo apt-get update”.
Le patch di Andrew Morton
Quelle sperimentali adatte solo ad utenti esperti
Altre note patch per il kernel sono
quelle sviluppate da Andrew Morton,
le cosiddette patch “-mm”. Queste
hanno lo scopo di migliorare le performance
di sistema (fornendo anche
un differente scheduler per l'I/O del
disco), apportando nuove soluzioni e
migliorie rispetto al ramo stabile del
kernel. Si tratta, però, di patch sperimentali
che possono pregiudicare,
in alcuni casi, la stabilità del sistema.
Chi è interessato può trovarle all'indirizzo
www.kernel.org/pub/linux/
kernel/people/akpm/patches/.
Boot al fulmicotone
Console virtuali, servizi di sistema, runlevel... Ecco dove e come intervenire per snellire l'avvio del sistema operativo e ridurre il tempo necessario al suo caricamentoInit è il primo processo eseguito dal
kernel Linux, ed ha il compito di lanciare
quei servizi (il server di stampa,
il gestore dei log di sistema, ecc...) che
devono essere attivati automaticamente
all'avvio del computer. Nelle ultime
versioni di Ubuntu l'init classico è stato
sostituito dal più moderno upstart 1*,
un sistema molto più flessibile ma che
presenta alcune differenze consistenti
rispetto al predecessore. In queste
due pagine vedremo come adattare
alle nostre esigenze il processo di
avvio della macchina, con lo scopo di
ridurre i tempi di boot e usare meno
memoria e CPU.
Che fine ha fatto INITTAB?
In Ubuntu non c'è più ma possiamo ricrearlo
Nelle ultime release di Ubuntu non è
più presente il file /etc/inittab, dato che
le opzioni presenti in questo file sono
state assorbite dai file di configurazione
specifici di upstart. Il file inittab, però,
può essere ancora usato per stabilire
un runlevel di default alternativo. Ad
esempio, possiamo eliminare gran parte
dei servizi dal runlevel 3 e, quando
necessitiamo di un sistema minimale,
possiamo farlo diventare momentaneamente
quello di default. Per modificare il runlevel di default, quindi,
apriamo il file /etc/inittab con un editor
(gedit /etc/inittab) ed inseriamo la riga
“id:x:initdefault:”, mettendo al posto di
“x” il numero del runlevel da eseguire
come default.
Meno console virtuali
Recuperiamo un po' di RAM riducendone il numero da 6 a 2
Le console
Apriamo il file /etc/default/
console-setup, individuiamo
la riga “ACTIVE_CONSOLES="/dev/
tty[1-6]"( e sostituiamo [1-6] con
[1-2]. Con tale modifica abbiamo informato
il sistema che vogliamo solo le
prime due console.
Blocchiamole tutte!
Fermiamo l'avvio delle console
successive, dalla 3 (tty3) alla 6
(tty6). Apriamo un terminale ed eseguiamo
“cd /etc/event.d”. I file da modificare sono
tty3, tty4, tty5 e tty6. Apriamoli uno dopo
l'altro, ad esempio tty3 con “gksudo gedit
tty3 e così via.
Niente start
Iniziamo modificando il file tty3.
Cerchiamo le righe che cominciano
con “start on runlevel” e commentiamole
inserendo # come carattere iniziale: “# start
on runlevel”. Salviamo e chiudiamo. Adesso
non ci resta che effettuare le stesse modifiche in tty4, tty5 e tty6.
Quando la Ram scarseggia
I moderni ambienti desktop come KDE
e Gnome possono funzionare senza
alcun problema anche su PC con qualche
anno sulle spalle: bastano 256MB
di RAM e... un poco di pazienza. Con
queste macchine, però, si è sempre
sul filo del rasoio e l'utilizzo continuo
dell'area di swap fa crollare inesorabilmente
le prestazioni. Per rimediare
a questo problema, riuscire a recuperare
anche solo una manciata di MB
dalla memoria occupata dal sistema
può essere di grande aiuto. Nel tutorial
“Meno console virtuali”, quindi, impareremo
a eliminare buona parte delle console aperte all'avvio del PC, cosìda risparmiare un piccolo ma prezioso quantitativo di RAM.
Il tool per confi gurare le “Sessioni” in Gnome
Mettiamo a dieta i servizi
I servizi che vengono avviati di default
dalla nostra distro sono servizi pensati
per un'utenza generica; non è detto,
cioè, che risultino utili anche per noi.
Eliminando alcuni servizi potremo ridurre
di qualche secondo i tempi di
avvio del PC, togliendone altri potremo
risparmiare qualche prezioso MB
di RAM o ciclo di CPU. Nel tutorial
“Niente più servizi inutili”, vedremo
come ottimizzare il boot della macchina,
rimuovendo i servizi per noi superflui.
Come scopriremo, i servizi lanciati
all'avvio vengono organizzati in “runlevel”:
ogni runlevel rappresenta uno
stato di sistema (boot della macchina,
spegnimento, modalità singolo utente,
ecc...) ed il raggiungimento di ciascun
stato fa attivare una serie determinata
di servizi. Il runlevel su cui andremo ad
intervenire in questo caso specifico è
quello di default, il più importante per
l'utente perché racchiude tutti quei servizi
che vengono eseguiti al boot della
macchina. In Ubuntu e distribuzioni
derivate il runlevel di default è il 2.
Niente più servizi inutili
Eliminiamo dal runlevel di default tutti i servizi che non ci servono con sysv-rc-conf
I runlevel
Installiamo sysv-rc-conf con
“sudo apt-get install sysv-rcconf”
ed eseguiamolo con “sudo sysv-rcconf”:
apparirà l'interfaccia per modificare
i servizi attivi (su uno specifico runlevel).
Usiamo i tasti freccia sinistra e destra per
spostare il cursore sul runlevel 2.
I servizi
Con i tasti freccia su e giù spostiamo
il cursore sui servizi che
vogliamo eliminare dal runlevel selezionato.
Premiamo Spazio per disattivare/attivare
un servizio. Non abbiamo dispositivi
Bluetooth? Eliminiamo il servizio “bluetooth”.
Niente PCMCIA? Togliamo “pcmcia”.
Facciamo pulizia!
Se non abbiamo un portatile
eliminiamo “powernowd” e
“laptop-mode”. Se non condividiamo
servizi in rete togliamo “avahi-daemon”.
Se non utilizziamo dischi in RAID non
avviamo “mdadm”, e così via. Eliminati i
servizi inutili, usciamo premendo “q”.
Grafica al massimo
Configuriamo correttamente il sistema video per ottenere un desktop 3D da sballo!e far "andare" i giochi al massimo, anche quelli più sofisticatiNel tutorial “Configurazione avanzata
del 3D” impareremo ad usare
alcune opzioni da inserire nel file di
configurazione /etc/X11/xorg.conf per
migliorare sensibilmente le performance
3D della scheda grafica. Il primo passaggio
del tutorial, relativo all'opzione
“fast writes” 2!, non funziona però su
tutti i PC: per sincerarci che sia possibile
abilitare le “scritture rapide” sulla
nostra macchina, quindi, è necessario
controllare alcuni dati relativi al controller
della scheda madre e a quello della
scheda video. Iniziamo dalla scheda
madre. Apriamo una console e lanciamo
“sudo lspci -vv
more”; otterremo dei
gruppi di righe di output, ciascuno dei
quali è separato dagli altri tramite una
linea vuota. Individuiamo il gruppo che
inizia con la riga “00:00.0 Host bridge:”
e cerchiamo, fra le successive linee del
gruppo stesso, due linee simili a quelle
seguenti:
Capabilities: [a0] AGP version 2.0
Status: ...FW+ AGP3-Rate=x1,x2,x4
L'informazione che ci serve è quel “FW+” nella
riga di Status: deve esserci, infatti, FW+ e
non FW-. Ora passiamo alla scheda video.
Anche in questo caso, eseguiamo “sudo
lspci -vv
more” ma questa volta individuiamo
la riga che contiene “VGA compatible
controller:”; in questo gruppo di linee, quindi,
cerchiamo le due righe seguenti:
Capabilities: [58] AGP version 2.0
Status: ...FW+ AGP3 Rate=x1,x2,x4
Anche qui deve essere presente FW+
e non FW-. Quindi, se FW+ compare
sia nei dati del controller video che in
quelli del controller della scheda madre,
possiamo attivare in tutta tranquillità
l'opzione “fast writes”. Per finire,
sinceriamoci che le “fast writes” siano
attive anche nel BIOS del PC.
Prima e dopo
Curiosi di sapere quanto sono migliorate
le performance con queste ottimizzazioni?
Recuperiamo gli strumenti utilizzati
nella sezione “Il check up del PC” di questa
Cover Story: innanzitutto, eseguiamo
di nuovo glxgears e controlliamo gli FPS
visualizzati ora. Quindi lanciamo x11perf,
questa volta così: “x11perf -all
check2.
txt”. Attendiamo che terminino i test, poi
confrontiamo i risultati ottenuti in precedenza
(file check1.txt, creato seguendo
il tutorial “Le prestazioni della scheda
video”) con quelli attuali (file check2.txt).
Per effettuare il confronto ci serviremo del
programma x11perfcomp, contenuto nel
pacchetto di x11perf: mettiamo check1.
txt e check2.txt nella stessa directory,
quindi eseguiamo in console “x11perfcomp
check1.txt check2.txt”; come
output otterremo una tabella con i risultati
dei test presenti nei due file per un rapido
confronto.
Configurazione avanzata del 3D
Modificando opportunamente il file xorg.conf le prestazioni decollano
Scrittura veloce
Apriamo il file /etc/X11/xorg.
conf, cerchiamo la sezione
Section “Device” ed inseriamo, prima
della fine, “EndSection”, le tre righe
seguenti: Option “AGPMode” “4”, Option
“AGPFastWrite” “True” 2@ e Option “EnablePageFlip”
“True”.
Le schede nvidia
Sempre nel file xorg.conf
spostiamoci su Section
“Screen” e inseriamo, sempre prima
della "EndSection" relativa a questa
sezione, le righe Option "AddARGBGLXVisuals"
"True" e Option “Allow-
GLXWithComposite” “true”.
Attivare DRI
Assicuriamoci che DRI sia abilitato
(non per le schede NVIDIA). Si
tratta di un'interfaccia per l'accesso diretto
alla scheda, senza passare per il server
X. Alla fine di xorg.conf inseriamo le righe
Section "DRI", Mode 0666 e EndSection.
Salviamo il file e chiudiamo.
Gli ultimi ritocchi
Ottimizziamo il browser Firefox, la suite OpenOffice e precarichiamo i programmi più usati per spremere l'hardware del nostro computer fino all'utlimo bit
I programmi caratterizzati da eseguibili di
grandi dimensioni, come OpenOffice e
Firefox, sono piuttosto lenti nel caricamento
iniziale. Per rimediare ci serviremo di preload,
un demone che controlla le applicazioni che
usiamo più spesso e le precarica all'avvio del
PC. Installiamolo con “sudo apt-get install
preload”. A questo punto, il demone verrà avviato
in automatico ed inizierà ad acquisire informazioni
sul software da noi più usato. Possiamo
verificare il corretto funzionamento di
preload aprendo una console ed eseguendo
“sudo tail -f /var/log/preload.log”. Apparirà la
quantità di RAM disponibile per le operazioni
di precaricamento e il numero di programmi
che preload inserirà nella cache.
Swiftfox, Firefox dopato
Swiftfox non è altro che una versione ottimizzata
di Firefox compilata sfruttando le
caratteristiche di specifiche di ogni CPU. Il risultato
è un browser che si carica in memoria
più velocemente e più rapido nel rendering
delle pagine web. Per installare Swiftfox è
sufficiente aggiungere un nuovo repository.
Apriamo da root il file /etc/apt/sources.list
e inseriamo la riga deb http://getswiftfox.
com/builds/debian unstable non-free. Salviamo
e chiudiamo il file, quindi apriamo una
console ed aggiorniamo la lista dei pacchetti
disponibili con “sudo apt-get update”. A questo
punto procediamo con l'installazione del
package di Swiftfox adatto alla nostra CPU:
in caso di dubbi, oltre al comando “cat /proc/
cpuinfo” che conosciamo, possiamo usare
come riferimento le informazioni presenti nella
pagina http://getswiftfox.com/proc.htm.Individuata la nostra architettura, scarichiamo
il pacchetto appropriato: per una CPU Centrino,
ad esempio, il pacchetto da installare sarà
swiftfox-pentium-m (“sudo apt-get install
swiftfox-pentium-m”). Fatto ciò, potremo
lanciare Swiftfox dal menu “Applicazioni/
Internet” ( “K/Internet” su KDE).
C'è anche fasterfox
Confi gurazione di Fasterfox
Un altro modo per aumentare le performance
di Firefox è l'estensione Fasterfox. Apriamo
con Firefox la pagina dei Firefox Add-ons dedicata
all'estensione e clicchiamo sul pulsante
“Install now”. Riavviamo Firefox. Per configurare l'estensione andiamo sul menu “Strumenti”
e clicchiamo su “Componenti aggiuntivi”:
nella linguetta “Estensioni” selezioniamo
Fasterfox e premiamo “Preferenze”. Apparirà
una fi nestra di confi gurazione . Qui
andiamo sulla linguetta “Principale” e scegliamo
la modalità di ottimizzazione per le pagine
web: le due opzioni più interessanti sono
“Caricamento turbo” e “Ottimizzati” (questa
introduce minori ottimizzazioni rispetto alla prima
ma è anche più "gentile" verso i web server...);
se vogliamo, spostiamoci sulla linguetta
“Fasterfox” e mettiamo la spunta sull'opzione
“Attivare il precaricamento migliorativo”:
verranno così caricati in automatico, durante
le sessioni di navigazione, i vari link presenti
nelle pagine web che visualizziamo. Per terminare
la confi gurazione clicchiamo su “OK”.
Openoffice col turbo
OpenOffice non si può certo considerare un
“peso piuma”: su PC meno recenti, il caricamento
di questa suite può richiedere diversi
secondi. Per aumentare la velocità di avvio
possiamo intervenire su alcuni parametri di
confi gurazione. Lanciamo un qualsiasi programma
della suite (Writer, ad esempio),
andiamo sul menu “Strumenti” e clicchiamo
su “Opzioni”; nella finestra di configurazione
clicchiamo due volte sulla scritta “OpenOffice.org”, a sinistra, ed entriamo nella sezione
“Memoria principale”. A questo punto riduciamo
a 50 il 'numero operazioni', aumentiamo
fino a 64 MB il valore di “Uso di OpenOffice.
org” (con più di 1 GB di RAM possiamo inserire
128 MB) e, infi ne, aumentiamo fino a 20
MB la “Memoria per oggetto”. Se vogliamo
precaricare OpenOffice all'avvio della sessione
di KDE o Gnome attiviamo anche l'opzione
“Abilita QuickStart sulla barra delle applicazioni”.
Per concludere, usciamo dalla sezione
“Memoria principale” e passiamo alla
quella “Java”: qui togliamo la spunta da “Usa
un ambiente runtime Java” 2#.
Sequenza di Boot in parallelo
Abbiamo più CPU nel PC? Sfruttiamole!
Se abbiamo un macchina multiprocessore
2$, possiamo far sì che
durante la sequenza di boot i vari
script vengano eseguiti in parallelo
fra i diversi processori. Ciò ridurrà
notevolmente i tempi di boot. Per
ottenere questo, apriamo da root con
un editor il file /etc/init.d/rc e cambiamo
la riga “CONCURRENCY=none” in
“CONCURRENCY=shell”.
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