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Tuning mania
Dopo un opportuno collaudo, il nostro PC è pronto per prendere il largo: facciamo andare al massimo hard disk e scheda grafica, quindi ottimizziamo i programmi
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I PRINCIPALI FILE SYSTEM
I migliori da utilizzare con GNU/Linux
FILE SYSTEMCARATTERISTICHEAMBITO DI UTILIZZOExt3 Affidabile, buone performance. Journaling dei dati+metadata: in caso di crash, questo impedisce che compaiano vecchi dati nel file system invece che i dati salvati di più recente QualsiasiXFS Grande affidabilità, eccellenti prestazioni generali ma lento nelle operazioni di cancellazione. Deframmenta una partizione anche se montata. Gestisce al meglio file di grandi dimensioni Qualsiasi ma in particolare quello multimedialeReiserFS Ottime prestazioni in generale, ma in particolar modo quando si tratta di gestire file di piccole dimensioni Ideale per proxy web e databasReiser4 Successore di ReiserFS, riscritto da zero. Non è ancora presente nel kernel ufficiale. Prestazioni sulla carta eccellenti. Sistema a plugin per, ad esempio, cifrare a livello del file systemPer chi ama sperimentareJFS Ottime prestazioni. Gestione ACL per il controllo dei permessi di accesso ai file. Limitato carico sul processore e grande scalabilità Sistemi multiprocessore,uso di volumi dinamiciFormattare una partizioneGrazie a GParted è facile cambiare rapidamente tipo di file systemIl Tool Gparted

Installiamo GParted con “sudo apt-get install gparted”. Per eseguire il programma andiamo su “Sistema” e clicchiamo su “Amministrazione/ Editor di partizioni”. In Kubuntu il menu è “K/Sistema/GParted”. Nella nuova finestra inseriamo la nostra password. Partizione smontata

Cerchiamo la partizione da modificare. Se nella riga relativa compare l’icona a forma di lucchetto, prima di modificare il file system bisogna smontarla. Clicchiamo con il tasto destro del mouse sulla partizione interessata e selezioniamo “Smonta”. Nuovo file system

Clicchiamo ancora con il tasto destro del mouse sulla partizione, selezioniamo “Formatta come” e dal sottomenu scegliamo il nuovo file system. Premiamo “Applica” in alto nella finestra e ancora “Applica” nella finestra di dialogo che compare.Compilato è più veloceRicompilare il kernel per adattarlo all'hardware in nostro possesso e abilitare alcune le opzioni nascoste che rendono il sistema più veloce e più reattivo ai comandiIl kernel è il nucleo, il cuore del sistema operativo. Possiamo migliorarne le prestazioni seguendo, essenzialmente, due strade. La prima consiste nella compilazione dell'ultima versione disponibile: di release in release, infatti, il kernel presenta aggiunte e migliorie più o meno importanti, spesso con incrementi delle performance nei driver per i dispositivi hardware, nella gestione dei processi ed in quella della memoria. L'altra strada è quella dell'applicazione di patch al kernel. Tratteremo entrambe le tecniche nel corso di questa sezione che terminerà con alcuni consigli su come rendere “indolore” la compilazione del software d'uso comune. Kernel aggiornato Per avere l'ultima versione disponibile del kernel, dunque, con il web browser andiamo su ftp://ftp.it.kernel.org/pub/linux/kernel/ v2.6 e nella directory che appare cerchiamo il file LATEST-IS; attualmente il nome completo del file è LATEST-IS-2.6.24.3, quindi scarichiamo dalla pagina corrente il file linux-2.6.24.3.tar.bz2. Copiamo questo file in /usr/src: apriamo una console, entriamo nella directory in cui il browser memorizza i file salvati (ad esempio con “cd Download”) e quindi lanciamo “cp linux-2.6.24.3.tar.bz2 /usr/src”. Fatto ciò, installiamo il pacchetto kernel-package con “sudo apt-get install kernel-package” e seguiamo le istruzioni presenti nel tutorial “Sfida all'ultimo kernel!”. Conclusi i passaggi del tutorial, torniamo in /usr/src (“cd /usr/src”) ed installiamo il pacchetto (termina per *.deb) del kernel appena compilato con il comando “dpkg -i file_kernel.deb”.Il kernel è installato. E adesso? Avviamo il nuovo ma conserviamo quello di default Abbiamo compilato ed installato correttamente un nuovo kernel. Adesso cosa succede? Semplicemente, al prossimo boot del PC verrà avviato di default il nuovo. Quello fornito dalla nostra distro, però, è ancora presente nel menu del bootloader. Per sicurezza, è consigliabile sempre mantenere una copia del kernel della propria distribuzione; in caso di problemi con quelli compilati da noi, infatti, potremo comunque ritornare alla situazione standard di Ubuntu, sempre affidabile e sicura.Sfida all'ultimo kernel!Configuriamo e compiliamo l'ultima versione disponibile del cuore del sistemaI sorgenti

Per comodità diventiamo root (“sudo -s” ed inseriamo la nostra password) e subito dopo entriamo nella directory /usr/src: “cd /usr/src”. Per scompattare i sorgenti del kernel eseguiamo il comando “tar xvfj linux-2.6.24.3.tar.bz2” e poi “cd linux-2.6.24.3”. Il file .config

Usiamo la configurazione del kernel di Ubuntu come base per quello nuovo: “cp /boot/config-2.6.22-14- generic .config” e poi “make oldconfig”. Ci verranno mostrate le opzioni del nuovo kernel che erano assenti in quello vecchio: confermiamole tutte con Invio. La compilazione

A questo punto, eseguiamo “make gconfig” per poter controllare le opzioni attive nel kernel e modificarle. Salviamo le modifiche alla configurazione premendo Ctrl+S, torniamo, infine, in console e compiliamo il kernel con “make-kpkg --initrd kernel_image”.Ottimizziamo dai sorgentiCon apt-build possiamo compilare i programmi per adattarli al nostro hardwareOttimizzare sempre

Installiamo apt-build con “sudo apt-get install apt-build”e scegliamo il livello di ottimizzazione che vogliamo ottenere per i programmi da compilare con questo tool: scegliamo “Intermedio”, che è un'ottima via di mezzo. L'architettura

Alla domanda “Aggiungere il repository di apt-build” rispondiamo Sì e nella schermata successiva indichiamo l'architettura del PC (“cat /proc/ cpuinfo”). Scegliamo dall'elenco quella più simile alla nostra CPU. Adesso installiamo

Per scaricare un pacchetto, compilarlo e installarlo eseguiamo “sudo apt-build install pacchetto”. Possiamo anche ricompilare un software presente nel sistema: il comando è “sudo apt-build --reinstall install pacchetto”.Le patch con Kolivas Fino a poco tempo fa, l'applicazione delle patch Con Kolivas (CK) al kernel era una delle tappe obbligate per chi desiderava migliorare le prestazioni del sistema operativo. Queste, infatti, lo rendevano più reattivo grazie all'adozione di uno scheduler alternativo ed apportavano miglioramenti nell'utilizzo della memoria di swap. Tali patch, purtroppo, non vengono più sviluppate. È possibile, però, applicarle ancora al kernel 2.6.22 (quello di Ubuntu Gutsy). Vediamo come procedere. Innanzitutto, da ftp://ftp.it.kernel.org/pub/linux/kernel/ v2.6 scarichiamo i sorgenti del kernel 2.6.22 (linux-2.6.22.tar.bz2). A questo punto, per prelevare il file delle patch CK entriamo con il browser in http://www.kernel.org/pub/linux/ kernel/people/ck/patches/2.6/2.6.22, selezioniamo la directory 2.6.22-ck1 e, infine, scarichiamo il file patch-2.6.22-ck1.bz2. Apriamo una console e lanciamo “sudo -s”. Copiamo sia il file patch-2.6.22-ck1.bz2 che linux-2.6.22.tar.bz2 in /usr/src, entriamo in questa directory e scompattiamo i sorgenti del kernel (“tar xvfj linux-2.6.22. tar.bz2”). Una volta scompattato l'archivio contenente il kernel, entriamo nella directory contenente i sorgenti con “cd linux- 2.6.22”. A questo punto, applichiamo le patch: “bzcat ../patch-2.6.22-ck1.bz2 patch -p1”. Infine, non rimane che ripercorrere i passi 2 e 3 del tutorial “Sfida all'ultimo kernel!” per la compilazione e ritornare in /usr/src per installare il kernel “patchato”: “dpkg -i file_kernel.deb”. Ottimizzare compilando I programmi distribuiti con le distro vengono compilati con opzioni generiche. È possibile, però, ottimizzarli in modo specifico per il nostro PC e ottenere un aumento delle prestazioni delle applicazioni stesse. I software che beneficiano più degli altri della ricompilazione sono quelli che impiegano intensamente il processore: fotoritocco, web browser, software di conversione video e così via. Nel tutorial “Ottimizziamo dai sorgenti”, scopriamo come usare apt-build, un software che ci consente di scaricare i sorgenti, compilarli ottimizzando gli eseguibili ed installare i pacchetti risultanti con un solo comando dalla console! Prima di procedere, però, assicuriamoci di avere attivi i repository Ubuntu dei sorgenti; apriamo da root con un editor il file /etc/apt/sources.list e controlliamo che tutte le righe inizianti con “deb-src” siano decommentate: togliamo, cioè, il carattere # posto all'inizio: in pratica, “# deb-src” diventerà “debsrc”. Infine, aggiorniamo la lista dei pacchetti con “sudo apt-get update”.Le patch di Andrew Morton Quelle sperimentali adatte solo ad utenti esperti Altre note patch per il kernel sono quelle sviluppate da Andrew Morton, le cosiddette patch “-mm”. Queste hanno lo scopo di migliorare le performance di sistema (fornendo anche un differente scheduler per l'I/O del disco), apportando nuove soluzioni e migliorie rispetto al ramo stabile del kernel. Si tratta, però, di patch sperimentali che possono pregiudicare, in alcuni casi, la stabilità del sistema. Chi è interessato può trovarle all'indirizzo www.kernel.org/pub/linux/ kernel/people/akpm/patches/.Boot al fulmicotoneConsole virtuali, servizi di sistema, runlevel... Ecco dove e come intervenire per snellire l'avvio del sistema operativo e ridurre il tempo necessario al suo caricamentoInit è il primo processo eseguito dal kernel Linux, ed ha il compito di lanciare quei servizi (il server di stampa, il gestore dei log di sistema, ecc...) che devono essere attivati automaticamente all'avvio del computer. Nelle ultime versioni di Ubuntu l'init classico è stato sostituito dal più moderno upstart 1*, un sistema molto più flessibile ma che presenta alcune differenze consistenti rispetto al predecessore. In queste due pagine vedremo come adattare alle nostre esigenze il processo di avvio della macchina, con lo scopo di ridurre i tempi di boot e usare meno memoria e CPU.Che fine ha fatto INITTAB? In Ubuntu non c'è più ma possiamo ricrearlo Nelle ultime release di Ubuntu non è più presente il file /etc/inittab, dato che le opzioni presenti in questo file sono state assorbite dai file di configurazione specifici di upstart. Il file inittab, però, può essere ancora usato per stabilire un runlevel di default alternativo. Ad esempio, possiamo eliminare gran parte dei servizi dal runlevel 3 e, quando necessitiamo di un sistema minimale, possiamo farlo diventare momentaneamente quello di default. Per modificare il runlevel di default, quindi, apriamo il file /etc/inittab con un editor (gedit /etc/inittab) ed inseriamo la riga “id:x:initdefault:”, mettendo al posto di “x” il numero del runlevel da eseguire come default.Meno console virtualiRecuperiamo un po' di RAM riducendone il numero da 6 a 2Le console

Apriamo il file /etc/default/ console-setup, individuiamo la riga “ACTIVE_CONSOLES="/dev/ tty[1-6]"( e sostituiamo [1-6] con [1-2]. Con tale modifica abbiamo informato il sistema che vogliamo solo le prime due console. Blocchiamole tutte!

Fermiamo l'avvio delle console successive, dalla 3 (tty3) alla 6 (tty6). Apriamo un terminale ed eseguiamo “cd /etc/event.d”. I file da modificare sono tty3, tty4, tty5 e tty6. Apriamoli uno dopo l'altro, ad esempio tty3 con “gksudo gedit tty3 e così via. Niente start

Iniziamo modificando il file tty3. Cerchiamo le righe che cominciano con “start on runlevel” e commentiamole inserendo # come carattere iniziale: “# start on runlevel”. Salviamo e chiudiamo. Adesso non ci resta che effettuare le stesse modifiche in tty4, tty5 e tty6.Quando la Ram scarseggia I moderni ambienti desktop come KDE e Gnome possono funzionare senza alcun problema anche su PC con qualche anno sulle spalle: bastano 256MB di RAM e... un poco di pazienza. Con queste macchine, però, si è sempre sul filo del rasoio e l'utilizzo continuo dell'area di swap fa crollare inesorabilmente le prestazioni. Per rimediare a questo problema, riuscire a recuperare anche solo una manciata di MB dalla memoria occupata dal sistema può essere di grande aiuto. Nel tutorial “Meno console virtuali”, quindi, impareremo a eliminare buona parte delle console aperte all'avvio del PC, cosìda risparmiare un piccolo ma prezioso quantitativo di RAM.

Il tool per confi gurare le “Sessioni” in Gnome

Mettiamo a dieta i serviziI servizi che vengono avviati di default dalla nostra distro sono servizi pensati per un'utenza generica; non è detto, cioè, che risultino utili anche per noi. Eliminando alcuni servizi potremo ridurre di qualche secondo i tempi di avvio del PC, togliendone altri potremo risparmiare qualche prezioso MB di RAM o ciclo di CPU. Nel tutorial “Niente più servizi inutili”, vedremo come ottimizzare il boot della macchina, rimuovendo i servizi per noi superflui. Come scopriremo, i servizi lanciati all'avvio vengono organizzati in “runlevel”: ogni runlevel rappresenta uno stato di sistema (boot della macchina, spegnimento, modalità singolo utente, ecc...) ed il raggiungimento di ciascun stato fa attivare una serie determinata di servizi. Il runlevel su cui andremo ad intervenire in questo caso specifico è quello di default, il più importante per l'utente perché racchiude tutti quei servizi che vengono eseguiti al boot della macchina. In Ubuntu e distribuzioni derivate il runlevel di default è il 2.Niente più servizi inutiliEliminiamo dal runlevel di default tutti i servizi che non ci servono con sysv-rc-confI runlevel

Installiamo sysv-rc-conf con “sudo apt-get install sysv-rcconf” ed eseguiamolo con “sudo sysv-rcconf”: apparirà l'interfaccia per modificare i servizi attivi (su uno specifico runlevel). Usiamo i tasti freccia sinistra e destra per spostare il cursore sul runlevel 2. I servizi

Con i tasti freccia su e giù spostiamo il cursore sui servizi che vogliamo eliminare dal runlevel selezionato. Premiamo Spazio per disattivare/attivare un servizio. Non abbiamo dispositivi Bluetooth? Eliminiamo il servizio “bluetooth”. Niente PCMCIA? Togliamo “pcmcia”.Facciamo pulizia!

Se non abbiamo un portatile eliminiamo “powernowd” e “laptop-mode”. Se non condividiamo servizi in rete togliamo “avahi-daemon”. Se non utilizziamo dischi in RAID non avviamo “mdadm”, e così via. Eliminati i servizi inutili, usciamo premendo “q”.Grafica al massimoConfiguriamo correttamente il sistema video per ottenere un desktop 3D da sballo!e far "andare" i giochi al massimo, anche quelli più sofisticatiNel tutorial “Configurazione avanzata del 3D” impareremo ad usare alcune opzioni da inserire nel file di configurazione /etc/X11/xorg.conf per migliorare sensibilmente le performance 3D della scheda grafica. Il primo passaggio del tutorial, relativo all'opzione “fast writes” 2!, non funziona però su tutti i PC: per sincerarci che sia possibile abilitare le “scritture rapide” sulla nostra macchina, quindi, è necessario controllare alcuni dati relativi al controller della scheda madre e a quello della scheda video. Iniziamo dalla scheda madre. Apriamo una console e lanciamo “sudo lspci -vv more”; otterremo dei gruppi di righe di output, ciascuno dei quali è separato dagli altri tramite una linea vuota. Individuiamo il gruppo che inizia con la riga “00:00.0 Host bridge:” e cerchiamo, fra le successive linee del gruppo stesso, due linee simili a quelle seguenti:Capabilities: [a0] AGP version 2.0Status: ...FW+ AGP3-Rate=x1,x2,x4L'informazione che ci serve è quel “FW+” nella riga di Status: deve esserci, infatti, FW+ e non FW-. Ora passiamo alla scheda video. Anche in questo caso, eseguiamo “sudo lspci -vv more” ma questa volta individuiamo la riga che contiene “VGA compatible controller:”; in questo gruppo di linee, quindi, cerchiamo le due righe seguenti:Capabilities: [58] AGP version 2.0Status: ...FW+ AGP3 Rate=x1,x2,x4Anche qui deve essere presente FW+ e non FW-. Quindi, se FW+ compare sia nei dati del controller video che in quelli del controller della scheda madre, possiamo attivare in tutta tranquillità l'opzione “fast writes”. Per finire, sinceriamoci che le “fast writes” siano attive anche nel BIOS del PC. Prima e dopo Curiosi di sapere quanto sono migliorate le performance con queste ottimizzazioni? Recuperiamo gli strumenti utilizzati nella sezione “Il check up del PC” di questa Cover Story: innanzitutto, eseguiamo di nuovo glxgears e controlliamo gli FPS visualizzati ora. Quindi lanciamo x11perf, questa volta così: “x11perf -all check2. txt”. Attendiamo che terminino i test, poi confrontiamo i risultati ottenuti in precedenza (file check1.txt, creato seguendo il tutorial “Le prestazioni della scheda video”) con quelli attuali (file check2.txt). Per effettuare il confronto ci serviremo del programma x11perfcomp, contenuto nel pacchetto di x11perf: mettiamo check1. txt e check2.txt nella stessa directory, quindi eseguiamo in console “x11perfcomp check1.txt check2.txt”; come output otterremo una tabella con i risultati dei test presenti nei due file per un rapido confronto.Configurazione avanzata del 3D Modificando opportunamente il file xorg.conf le prestazioni decollanoScrittura veloce

Apriamo il file /etc/X11/xorg. conf, cerchiamo la sezione Section “Device” ed inseriamo, prima della fine, “EndSection”, le tre righe seguenti: Option “AGPMode” “4”, Option “AGPFastWrite” “True” 2@ e Option “EnablePageFlip” “True”.Le schede nvidia

Sempre nel file xorg.conf spostiamoci su Section “Screen” e inseriamo, sempre prima della "EndSection" relativa a questa sezione, le righe Option "AddARGBGLXVisuals" "True" e Option “Allow- GLXWithComposite” “true”. Attivare DRI

Assicuriamoci che DRI sia abilitato (non per le schede NVIDIA). Si tratta di un'interfaccia per l'accesso diretto alla scheda, senza passare per il server X. Alla fine di xorg.conf inseriamo le righe Section "DRI", Mode 0666 e EndSection. Salviamo il file e chiudiamo.Gli ultimi ritocchiOttimizziamo il browser Firefox, la suite OpenOffice e precarichiamo i programmi più usati per spremere l'hardware del nostro computer fino all'utlimo bitI programmi caratterizzati da eseguibili di grandi dimensioni, come OpenOffice e Firefox, sono piuttosto lenti nel caricamento iniziale. Per rimediare ci serviremo di preload, un demone che controlla le applicazioni che usiamo più spesso e le precarica all'avvio del PC. Installiamolo con “sudo apt-get install preload”. A questo punto, il demone verrà avviato in automatico ed inizierà ad acquisire informazioni sul software da noi più usato. Possiamo verificare il corretto funzionamento di preload aprendo una console ed eseguendo “sudo tail -f /var/log/preload.log”. Apparirà la quantità di RAM disponibile per le operazioni di precaricamento e il numero di programmi che preload inserirà nella cache.Swiftfox, Firefox dopatoSwiftfox non è altro che una versione ottimizzata di Firefox compilata sfruttando le caratteristiche di specifiche di ogni CPU. Il risultato è un browser che si carica in memoria più velocemente e più rapido nel rendering delle pagine web. Per installare Swiftfox è sufficiente aggiungere un nuovo repository. Apriamo da root il file /etc/apt/sources.list e inseriamo la riga deb http://getswiftfox. com/builds/debian unstable non-free. Salviamo e chiudiamo il file, quindi apriamo una console ed aggiorniamo la lista dei pacchetti disponibili con “sudo apt-get update”. A questo punto procediamo con l'installazione del package di Swiftfox adatto alla nostra CPU: in caso di dubbi, oltre al comando “cat /proc/ cpuinfo” che conosciamo, possiamo usare come riferimento le informazioni presenti nella pagina http://getswiftfox.com/proc.htm.Individuata la nostra architettura, scarichiamo il pacchetto appropriato: per una CPU Centrino, ad esempio, il pacchetto da installare sarà swiftfox-pentium-m (“sudo apt-get install swiftfox-pentium-m”). Fatto ciò, potremo lanciare Swiftfox dal menu “Applicazioni/ Internet” ( “K/Internet” su KDE). C'è anche fasterfox

Confi gurazione di Fasterfox

Un altro modo per aumentare le performance di Firefox è l'estensione Fasterfox. Apriamo con Firefox la pagina dei Firefox Add-ons dedicata all'estensione e clicchiamo sul pulsante “Install now”. Riavviamo Firefox. Per configurare l'estensione andiamo sul menu “Strumenti” e clicchiamo su “Componenti aggiuntivi”: nella linguetta “Estensioni” selezioniamo Fasterfox e premiamo “Preferenze”. Apparirà una fi nestra di confi gurazione . Qui andiamo sulla linguetta “Principale” e scegliamo la modalità di ottimizzazione per le pagine web: le due opzioni più interessanti sono “Caricamento turbo” e “Ottimizzati” (questa introduce minori ottimizzazioni rispetto alla prima ma è anche più "gentile" verso i web server...); se vogliamo, spostiamoci sulla linguetta “Fasterfox” e mettiamo la spunta sull'opzione “Attivare il precaricamento migliorativo”: verranno così caricati in automatico, durante le sessioni di navigazione, i vari link presenti nelle pagine web che visualizziamo. Per terminare la confi gurazione clicchiamo su “OK”. Openoffice col turbo OpenOffice non si può certo considerare un “peso piuma”: su PC meno recenti, il caricamento di questa suite può richiedere diversi secondi. Per aumentare la velocità di avvio possiamo intervenire su alcuni parametri di confi gurazione. Lanciamo un qualsiasi programma della suite (Writer, ad esempio), andiamo sul menu “Strumenti” e clicchiamo su “Opzioni”; nella finestra di configurazione clicchiamo due volte sulla scritta “OpenOffice.org”, a sinistra, ed entriamo nella sezione “Memoria principale”. A questo punto riduciamo a 50 il 'numero operazioni', aumentiamo fino a 64 MB il valore di “Uso di OpenOffice. org” (con più di 1 GB di RAM possiamo inserire 128 MB) e, infi ne, aumentiamo fino a 20 MB la “Memoria per oggetto”. Se vogliamo precaricare OpenOffice all'avvio della sessione di KDE o Gnome attiviamo anche l'opzione “Abilita QuickStart sulla barra delle applicazioni”. Per concludere, usciamo dalla sezione “Memoria principale” e passiamo alla quella “Java”: qui togliamo la spunta da “Usa un ambiente runtime Java” 2#.Sequenza di Boot in parallelo Abbiamo più CPU nel PC? Sfruttiamole! Se abbiamo un macchina multiprocessore 2$, possiamo far sì che durante la sequenza di boot i vari script vengano eseguiti in parallelo fra i diversi processori. Ciò ridurrà notevolmente i tempi di boot. Per ottenere questo, apriamo da root con un editor il file /etc/init.d/rc e cambiamo la riga “CONCURRENCY=none” in “CONCURRENCY=shell”.

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Tag: tuning, computer, prestazioni massime, componenti
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