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Tuning mania
Dopo un opportuno collaudo, il nostro PC è pronto per prendere il largo: facciamo andare al massimo hard disk e scheda grafica, quindi ottimizziamo i programmi
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HDPARM: LE OPZIONI PIÙ UTILI
Ecco quelle che migliorano le prestazioni dell'hard disk
PARAMETROSIGNIFICATORISULTATOdAttiva il DMA I dispositivi possono accedere direttamente alla memoria di sistema diminuendo l’occupazione della CPUcAbilita il supporto per l’I/O a 32 bitTrasferimento dei dati a 32 bit dal bus PCI all’interfaccia del disco; può comportare un aumento delle prestazioni nel trasferimento dei datimAttiva la modalità “multiple sector I/O”Nelle operazioni di input/output su disco il carico sul sistema viene ridotto sensibilmenteuImposta il flag “interrupt-unmask”Incremento della reattività del sistema. Questa opzione va usata con estrema cautela, perché può causare in alcuni casi la corruzione dei file systemFS Journaled Aumentano la sicurezza Cosa si intende per file system journaled? Si chiamano journaled tutti quei file system che utilizzano un file di log per memorizzare informazioni sulle operazioni effettuate su disco. In caso di crash della macchina, il confronto tra le operazioni effettivamente eseguite sul disco e quelle non compiute (proprio a causa del crash improvviso) permette di evitare che, al successivo riavvio, il file system risulti in “stato inconsistente” e che, quindi, sia necessario provvedere al controllo ed all'eventuale riparazione dello stesso.La memoria di swap al nostro servizio L’area di swap è quello spazio disponibile su un dispositivo (solitamente una partizione dell’hard disk) che viene utilizzato dal sistema come estensione della memoria RAM quando questa risulta insufficiente. Dato che la velocità di scrittura dei dati su hard disk è enormemente più lenta di quella in RAM, l’utilizzo di un area di swap deve essere considerato solo un ripiego. È possibile, tuttavia, migliorare sensibilmente le prestazioni della swap; nel tutorial “Tuning della memoria swap”, scopriremo quindi qualche utile trucchetto per impedire che l’uso di questa memoria rallenti eccessivamente il PC. Per maggiore chiarezza, ricordiamo che la sintassi di /etc/fstab per una partizione di swap è la seguente: “device none swap sw 0 0”, con “device” che indica il file di dispositivo della partizione di swap; ad esempio, se si tratta di /dev/hda5 la relativa riga in /etc/ fstab sarà “/dev/hda5 none swap sw 0 0”. Al termine del tutorial, infine, per aggiornare la configurazione della swap senza dover riavviare il sistema eseguiamo, in una console, il comando “sudo swapon-a”.Tuning della memoria swapRidurne l’impiego da parte del sistema e creare una nuova partizione su un secondo discoSenza SWAP

L’hard disk è lento ed il PC diventa inutilizzabile quando è in uso la swap? Ecco come è possbibile rimediare. Apriamo da root il file /etc/sysctl.conf ed aggiungiamo la riga “vm.swappiness=10” (“vm.swappiness=0” per una riduzione ancora più drastica). La partizione

Per migliorare le prestazioni possiamo usare come area di swap la partizione presente su un secondo hard disk, ad esempio /dev/hdb1. Colleghiamolo al PC e in console eseguiamo “sudo mkswap /dev/ hdb1” per assicurarci che la swap sia stata inizializzata. Stabilire le priorità

Per fare in modo che quando finisce la swap sul secondo hard disk venga utilizzata quella presente sul primo, apriamo il file /etc/fstab ed inseriamo la riga relativa alla partizione di swap del secondo disco prima di quella relativa alla swap del primo hard disk.Cos'è l 'UUID? Un file fstab senza partizioni Effettuando una nuova installazione (e non un semplice aggiornamento) di Ubuntu 6.10, 7.04 o 7.10, sull'hard disk troveremo in /etc/fstab delle righe che iniziano con “UUID=” al posto delle comuni stringhe per la definizioni dei dispositivi da montare. Nelle ultime versioni di Ubuntu, infatti, si è preferito identificare i file system nelle partizioni tramite il cosiddetto Universally Unique IDentifier, un numero che individua in maniera univoca un determinato file system, indipendentemente dalla partizione in cui questo è contenuto. Ogni linea che inizia con “UUID=” è preceduta da un commento, nel quale viene precisata la partizione a cui l'UUID rimanda (ad esempio, “# /dev/sda3”).I consigli per ottimizzare Ext3Scopriamo come aumentare le prestazioni di questo diffusissimo file systemLa partizione

Apriamo il file /etc/fstab e individuiamo la riga relativa alla partizione Ext3 su cui intervenire, ad esempio la nostra home. Possiamo iniziare la “cura” cambiando la modalità di journaling del file system sulla partizione, da “ordered” a “writeback”. Modalità writeback

Utilizzando questa opzione vengono preservati solo i metadata, invece che dati+metadata. Le prestazioni aumentano, pur restando il file system journaled . Apriamo /etc/fstab e aggiungiamo l’opzione “data=writeback” alla partizione interessata. Aggiornamento date

Di default, la data di accesso ai file in lettura viene aggiornata automaticamente. rallentando inevitabilmente il sistema. Possiamo impedire che ciò avvenga inserendo la direttiva “noatime” nel il file /etc/fstab, sempre nella riga relativa alla nostra home.I file system su GNU/LINUX Il file system è il sistema mediante il quale i file e le directory (che poi non sono altro che particolari tipi di file) vengono organizzati all’interno dei dispositivi di memorizzazione (hard disk, CD/DVD, memorie USB, ecc.). Nella tabella “I principali filesystem” (nella pagina seguente), troviamo una panoramica di quelli disponibili su GNU/ Linux. Sugli hard disk dei sistemi desktop la scelta più comune è senz’altro Ext3: si tratta di un file system robusto e affidabile e con prestazioni ottime per la maggior parte degli utilizzi; seguendo il tutorial “I consigli per ottimizzare Ext3”, comunque, possiamo intervenire su alcuni parametri di questo particolare file system per migliorarne visibilmente le performance. Inoltre, sempre nella tabella “I principali file system” è presente il campo “Ambito di utilizzo”: ogni file system, infatti, ha caratteristiche particolari che lo rendono più o meno adatto a svolgere un particolare compito. Infine, bisogna considerare che GNU/Linux da parte sua consente di usare un file system diverso per ogni partizione, in modo da impiegare quello più adatto a seconda del compito a cui è destinata quella specifica parte dell’hard disk. Ad esempio, possiamo avere una partizione /var/media con file system XFS per gestire contenuti multimediali, mentre il resto del disco lo possiamo lasciare in mano al solido e rassicurante Ext3. Per modificare il file system presente in una partizione possiamo far uso di un semplice ma completo tool grafico come GParted!; nel tutorial “Formattare una partizione”, quindi, scopriremo passo passo tutte le operazioni da compiere. Modificare il tipo di file system utilizzato da una partizione comporta sempre la cancellazione dei dati presenti al suo interno: prima di procedere con qualsiasi operazione di questo tipo, quindi, è sempre necessario effettuare almeno il backup di quelli che riteniamo più importanti in modo da poterli ripristinare subito dopo. Diverso è il caso in cui è necessario ridimensionare o spostare la partizione interessata ma senza modificarne il tipo di file system utilizzato. In quest'utlimo caso, infatti, è possibile variarne le dimensioni senza il rischio di perderli. Spesso, l'unico requisito richiesto, ma solo per le partizioni Windows, è deframmentare la partizione da ridimensionare per far sì che i dati, quindi i file, in essa contenuti vengano posizionati all'inizio, in modo tale da lasciare completamente libero (senza alcun dato) lo spazio vuoto.I PRINCIPALI FILE SYSTEMI migliori da utilizzare con GNU/LinuxFILE SYSTEMCARATTERISTICHEAMBITO DI UTILIZZOExt3 Affidabile, buone performance. Journaling dei dati+metadata: in caso di crash, questo impedisce che compaiano vecchi dati nel file system invece che i dati salvati di più recente QualsiasiXFS Grande affidabilità, eccellenti prestazioni generali ma lento nelle operazioni di cancellazione. Deframmenta una partizione anche se montata. Gestisce al meglio file di grandi dimensioni Qualsiasi ma in particolare quello multimedialeReiserFS Ottime prestazioni in generale, ma in particolar modo quando si tratta di gestire file di piccole dimensioni Ideale per proxy web e databasReiser4 Successore di ReiserFS, riscritto da zero. Non è ancora presente nel kernel ufficiale. Prestazioni sulla carta eccellenti. Sistema a plugin per, ad esempio, cifrare a livello del file systemPer chi ama sperimentareJFS Ottime prestazioni. Gestione ACL per il controllo dei permessi di accesso ai file. Limitato carico sul processore e grande scalabilità Sistemi multiprocessore,uso di volumi dinamiciFormattare una partizioneGrazie a GParted è facile cambiare rapidamente tipo di file systemIl Tool Gparted

Installiamo GParted con “sudo apt-get install gparted”. Per eseguire il programma andiamo su “Sistema” e clicchiamo su “Amministrazione/ Editor di partizioni”. In Kubuntu il menu è “K/Sistema/GParted”. Nella nuova finestra inseriamo la nostra password. Partizione smontata

Cerchiamo la partizione da modificare. Se nella riga relativa compare l’icona a forma di lucchetto, prima di modificare il file system bisogna smontarla. Clicchiamo con il tasto destro del mouse sulla partizione interessata e selezioniamo “Smonta”. Nuovo file system

Clicchiamo ancora con il tasto destro del mouse sulla partizione, selezioniamo “Formatta come” e dal sottomenu scegliamo il nuovo file system. Premiamo “Applica” in alto nella finestra e ancora “Applica” nella finestra di dialogo che compare.Compilato è più veloceRicompilare il kernel per adattarlo all'hardware in nostro possesso e abilitare alcune le opzioni nascoste che rendono il sistema più veloce e più reattivo ai comandiIl kernel è il nucleo, il cuore del sistema operativo. Possiamo migliorarne le prestazioni seguendo, essenzialmente, due strade. La prima consiste nella compilazione dell'ultima versione disponibile: di release in release, infatti, il kernel presenta aggiunte e migliorie più o meno importanti, spesso con incrementi delle performance nei driver per i dispositivi hardware, nella gestione dei processi ed in quella della memoria. L'altra strada è quella dell'applicazione di patch al kernel. Tratteremo entrambe le tecniche nel corso di questa sezione che terminerà con alcuni consigli su come rendere “indolore” la compilazione del software d'uso comune. Kernel aggiornato Per avere l'ultima versione disponibile del kernel, dunque, con il web browser andiamo su ftp://ftp.it.kernel.org/pub/linux/kernel/ v2.6 e nella directory che appare cerchiamo il file LATEST-IS; attualmente il nome completo del file è LATEST-IS-2.6.24.3, quindi scarichiamo dalla pagina corrente il file linux-2.6.24.3.tar.bz2. Copiamo questo file in /usr/src: apriamo una console, entriamo nella directory in cui il browser memorizza i file salvati (ad esempio con “cd Download”) e quindi lanciamo “cp linux-2.6.24.3.tar.bz2 /usr/src”. Fatto ciò, installiamo il pacchetto kernel-package con “sudo apt-get install kernel-package” e seguiamo le istruzioni presenti nel tutorial “Sfida all'ultimo kernel!”. Conclusi i passaggi del tutorial, torniamo in /usr/src (“cd /usr/src”) ed installiamo il pacchetto (termina per *.deb) del kernel appena compilato con il comando “dpkg -i file_kernel.deb”.Il kernel è installato. E adesso? Avviamo il nuovo ma conserviamo quello di default Abbiamo compilato ed installato correttamente un nuovo kernel. Adesso cosa succede? Semplicemente, al prossimo boot del PC verrà avviato di default il nuovo. Quello fornito dalla nostra distro, però, è ancora presente nel menu del bootloader. Per sicurezza, è consigliabile sempre mantenere una copia del kernel della propria distribuzione; in caso di problemi con quelli compilati da noi, infatti, potremo comunque ritornare alla situazione standard di Ubuntu, sempre affidabile e sicura.Sfida all'ultimo kernel!Configuriamo e compiliamo l'ultima versione disponibile del cuore del sistemaI sorgenti

Per comodità diventiamo ro
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Tag: tuning, computer, prestazioni massime, componenti
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