
Tuning mania
Dopo un opportuno collaudo, il nostro PC è pronto per prendere il largo: facciamo andare al massimo hard disk e scheda grafica, quindi ottimizziamo i programmi
(pagina 2 di 11)
Un collaudo e via, alla massima velocità!
Nella Cover Story, dunque,
scopriremo come ottenere le massime
prestazioni dal nostro hard disk,
imparando tutti i segreti della compilazione
del kernel e del software comune,
per poi dare una bella e salutare sforbiciata
ai servizi avviati durante il boot
della macchina; proseguiremo andando
ad intervenire sulla configurazione del
server grafico XOrg per migliorare le
prestazioni dell’accelerazione 3D e, per
finire, completeremo il tuning del sistema
scoprendo come precaricare alcuni
dei programmi più utilizzati e aumenta le
performance del web browser Firefox.
Come è ormai consuetudine da tempo,
come distro di riferimento per la Cover
Story Ubuntu 7.10 Gutsy Gibbon (e la
controparte per gli amanti di KDE, Kubuntu), l’ultima release
di questa diffusissima distribuzione
per il desktop. Al termine
dell’articolo, quindi, tutte
le informazioni fondamentali
per sfruttare al massimo le
potenzialità del nostro PC
con GNU/Linux saranno a
nostra disposizione: a noi
rimarrà la scelta degli ambiti
di intervento più utili
ed urgenti per la nostra
macchina. Prima di far
sfrecciare alla massima
velocità il nostro
bolide di silicio, però,
è utile effettuare un indispensabile
collaudo del PC, come
spiegheremo nelle pagine che
seguono.
Il check up del PC
Controlliamo il corretto funzionamento degli elementi di base della nostra macchina: verifichiamo hard disk, scheda grafica e carico sulla CPU e poi passiamo all'ottimizzazione
Abbiamo appena installato l’ultima release
di Ubuntu sul nostro PC. Certo,
il desktop è gradevole, il sistema funziona
correttamente, ma... sembra tutto troppo
lento! È davvero così? Quale sarà, poi, la
causa di queste prestazioni mediocri, che
hanno trasformato un’ipotetica macchina
da corsa in un furgoncino da trasporto?
Scopriamolo in questa prima parte.
Prove su strada
Il check up del nostro PC inizia con un controllo
dettagliato della velocità di lettura del
disco rigido, come è possibile leggere nel
tutorial “Le performance dell’hard disk”,
quindi passeremo a valutare le prestazioni
della scheda video ed il carico sulla CPU
del sistema. Per i confronti utilizzeremo
come PC di riferimento un laptop Toshiba Satellite M70-150 con CPU Intel Pentium
M 740 1,73 Ghz, hard disk SATA Hitachi
da 80GB a 5400 RPM e scheda grafica
Intel 915GM; si tratta di un portatile non
certo di ultima generazione, ma ottimo per
avere un’idea di quali possono essere le
prestazioni medie di una macchina e quindi,
di rimando, per riconoscere facilmente
performance sottotono.
Hard disk SATA e PATA
Cosa si cela dietro queste sigle misteriose
No, non si tratta di uno scioglilingua ma delle
sigle con le quali vengono identificate le
interfacce per la connessione dei dischi rigidi.
PATA sta per Parallel Advanced Technology
Attachment e non è altro che un nuovo modo
per chiamare la vecchia e collaudata interfaccia
ATAPI, utilizzato essenzialmente per
differenziarla dalla recente SATA. Quest’ultima
sigla, che sta per Serial AT Attachment,
indica, invece, il diretto successore dell’interfaccia
PATA; tra le caratteristiche di rilievo
della SATA spicca una maggiore velocità nel
trasferimento dei dati (si arriva fino a 300
MB/s) rispetto all’interfaccia PATA e la possibilità
di inserire o togliere dei dischi mentre il
PC è in funzione (hotswap).
Le performance dell’hard disk
Qual è la velocità di lettura del nostro disco rigido? Ecco come scoprirlo
Il Tool HDPARM
Apriamo una console. Il
programma che ci servirà per
controllare la velocità dell’hard disk è
hdparm, installato default su Ubuntu. Ma per
essere certi della sua presenza eseguiamo
“sudo apt-get install hdparm”, premiamo
Invio e inseriamo la password.
Device da testare
Individuiamo il file di dispositivo
relativo all’hard disk. Quelli
SATA hanno come device /dev/sda, mentre
i PATA /dev/hda. Per sicurezza, comunque,
eseguiamo “df | grep “/\$” | cut -c1-8”:
come output otterremo il file di dispositivo
dell’ hard disk.
Controllo velocità
Eseguiamo hdparm con “sudo
hdparm -t /dev/sda” (ricordate di
inserire il dispositivo relativo al vostro hard
disk al poso di /dev/sda). Come risultato
avremo la velocità in lettura del disco in
MB/sec, in questo caso 35 MB/sec (il valore
standard è fra 15 e 50 MB/sec).
Scheda grafica in analisi
Dopo il disco rigido, è il turno della scheda video. Ormai i driver installati di default dalle distribuzioni desktop forniscono,
nel complesso, prestazioni di buon
livello. Non sempre, però, le potenzialità
delle schede vengono sfruttate a pieno
per l’accelerazione 3D. Con il tutorial “Le
prestazioni della scheda video”, andremo
quindi a saggiare sul campo l’effettiva
velocità del 3D: utilizzeremo per fare questo
un metodo piuttosto empirico (glxgears
non può considerarsi certo un vero e
proprio benchmark ) ma, senza alcun
dubbio, efficace. Nell’ultimo passaggio
del tutorial, quindi, scopriremo come ottenere
un resoconto dettagliato delle performance
del server grafico: dato che nel
corso della Cover Story andremo a modificare la sua configurazione, tale prospetto
ci consentirà di toccare con mano
i risultati ottenuti grazie alle modifiche
apportate. Infatti, grazie a questi dati potremo
verificare eventuali miglioramenti
confrontandoli con quelli nuovi.
Il check up finale
 |
• La CPU lavora troppo? Scopriamolo con “top” |
Concludiamo questa sezione dedicata
ai controlli preliminari con una verifica
molto semplice, ma che è importante
per stabilire il grado di “salute” del PC.
Apriamo una console ed eseguiamo
“top”. Immediatamente la schermata del
terminale si popolerà di informazioni: a
noi interessa conoscere il carico del sistema
sulla CPU, che troviamo indicato
lunga la terza linea di output (“Cpu(s)”).
Per semplificare, usiamo come riferimento
il quarto campo della riga, che indica la percentuale
di CPU libera. Su di un sistema
ben calibrato, con un desktop KDE/
Gnome in funzione e nessuna applicazione
avida di risorse attiva (come un
web browser o un lettore multimediale),
il campo id dovrebbe avere come valore
95% o più; in caso contrario, può
essere utile eliminare alcuni dei servizi
e qualche programma lanciato all’avvio:
scopriremo come fare nella sezione
“Boot al fulmicotone” della Cover Story
(i suggerimenti presenti in quella stessa
sezione possono servire anche nel caso
si tratti di PC equipaggiati con poca memoria
RAM).
Le prestazioni della scheda video
Performance 3D e un’”istantanea” delle prestazioni complessive del server grafico
Check up 3D
Per valutare le prestazioni
dell’accelerazione 3D useremo
glxgears. Eseguiamolo in una console
scrivendo semplicemente “glxgears”. Il
valore che ci serve è il numero di frame per
secondo (FPS) con cui gira questo semplice
programma.
Frame per secondo
Sul PC di test gli FPS sono circa
850. Un valore 400-1000 è adeguato
per un chipset grafico di basso livello
(come l’Intel 915GM), 2000-5000 per una
scheda di media potenza (NVidia GeForce4)
e sopra i 10000 per le schede di fascia alta
(NVidia GT6800).
Test del server x
Scattiamo un’ “istantanea” delle
prestazioni attuali del server
grafico: sarà utile per stabilire se le modifiche apportate in seguito alla configurazione
avranno migliorato o meno le performance.
Eseguiamo “x11perf -all > check1.txt” e
aspettiamo che i test terminino.
I dischi in pole position
Le performance dell’hard disk, la gestione della memoria di swap, i file system da usare. Tutto quello che serve per sfruttare al meglio i nostri dischi rigidi
Un disco rigido dalle prestazioni mediocri
può rallentare il funzionamento
complessivo di una macchina.
Spesso, però, l’origine di performance
non esaltanti va ricercata in una cattiva
calibratura del software, piuttosto che
nei numeri nudi e crudi (RPM, MB/s e
via dicendo) dell’hardware. In questa
seconda sezione, dunque, scopriremo
come dare una boccata d’ossigeno ai
nostri dischi: andremo quindi a modificare
alcuni parametri relativi al funzionamento
dell’hard disk, individueremo
le migliori strategie per la gestione dello
spazio di swap e, infine, sceglieremo
il file system più adatto alle nostre
esigenze.