
Scacco al Wi-Fi
Ti spieghiamo come fanno i pirati informatici a entrare nelle reti senza fili, anche la tua. Perché la migliore difesa è sempre l'attacco
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I protocolli di sicurezza
Anche se è stata ampiamente dimostrata la sua
inefficacia
per la protezione delle reti, il protocollo WEP è ancora
piuttosto diffuso in ambito domestico. È stato introdotto nell'ormai
lontano 1999 e il suo nome è l'acronimo di Wired Equivalent Privacy: il
WEP, infatti, doveva rendere le reti Wi-Fi sicure quanto quelle cablate
(wired). Purtroppo, invece,
allo stato attuale, una rete protetta con WEP può essere compromessa in
una manciata di minuti, sfruttando alcune debolezze intrinseche del
protocollo. Il suo successore, il protocollo WPA (Wi-Fi Protected
Access), introduce molte
novità sostanziali. La chiave di cifratura viene cambiata
dinamicamente, grazie al protocollo TKIP, inoltre, è di dimensioni
maggiori rispetto a quella utilizzata dal WEP: il protocollo WEP
standard, a 64 bit, fa uso di una chiave a 40 bit, mentre il WEP a 128
bit consente l'utilizzo di una chiave a 104 bit, invece, una chiave WPA
è sempre di 128 bit. Anche i vettori di inizializzazione (IV) sono più
grandi: a 48 bit nel WPA e a 24 bit nel WEP.
Le debolezze dei protocolli Wep e Wpa
Il protocollo WEP è
estremamente vulnerabile: non è necessario
procedere con un attacco a forza bruta ma è sufficiente
catturare un numero abbastanza grande di IV e, poi, effettuare
un'analisi statistica dei dati raccolti. Dato che nel normale traffico
di una rete vengono generati pochi IV, grazie ad una tecnica chiamata
Packet Injection è possibile generare un volume di traffico maggiore,
così da ridurre il tempo richiesto per raccogliere i IV necessari. Non
è possibile,
invece, adottare l'analisi statistica per attaccare una rete WPA. In
questo caso, quindi, bisogna impiegare un attacco
a forza bruta (brute force) catturando le informazioni sulla chiave
dall'handshake tra l'Access Point e un client: per non dover attendere
che un nuovo client si autentichi sull'Access Point, quindi, è
possibile far disconnettere un client già connesso e catturare così
l'handshake nel più breve tempo possibile. Ottenuto questo, è richiesto
l'utilizzo di una wordlist per effettuare l'attacco vero e proprio.
Perché il WEP è così debole?
Gli IV troppo "piccoli" consentono
attacchi rapidi
Perché è così facile attaccare una rete WEP? La chiave
RC4 di questo protocollo è formata da 40 o 104 bit effettivi di
chiave e 24 bit di IV: in 24 bit disponibili, la possibilità che un
singolo IV venga ripetuto è piuttosto alta e non richiede che il
trasferimento
di una manciata di Mbyte di traffico nella rete da attaccare. È proprio
la presenza di ripetizioni negli IV (chiamate anche “collisioni”),
quindi, che consente di ridurre drasticamente i tempi richiesti per
l'analisi e la decifrazione della chiave.
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