
Quando la musica viene dal passato
Guida pratica all’uso dei “tracker”, un particolare tipo di software che consente di comporre musica digitale in modo alternativo
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Prima o poi, tutti ci siamo trovati di
fronte ad un file in formato mod e ci
siamo istintivamente spostati con il
cursore del mouse sopra di esso. A questo
punto, nella barra di stato del file manager,
abbiamo visto apparire la scritta “Audio
Amiga SoundTracker”. Allora ci siamo
chiesti: che ha a che fare il nome “Amiga”
con un file in questo formato? Per rispondere
a questa domanda facciamo un passo
indietro. Alla fine degli Anni ‘80 Karsten
Obarski, programmatore di giochi per computer
Amiga, decise di scrivere un software
che gli permettesse di comporre le musiche
per le sue “creazioni”. All’epoca, non esistevano
i moderni DSP (Digital Signal Processing)
o le FPGA (Field Programmable
Gate Array) delle odierne schede audio,
tuttavia, l’Amiga, in quel periodo, disponeva
di uno dei più avanzati sistemi audio. In pratica,
in uno dei suoi tre chipset sviluppati in
proprio, precisamente quello con il nome in
codice “Paula”, si “nascondeva” un sistema
audio capace di suonare simultaneamente
quattro canali (PCM a 8 bit) in stereofonia.
Obarski, sfruttando proprio queste potenzialità,
riuscì nell’intento di scrivere un “compositore
musicale” realizzando un programma
che battezzò “Ultimate SoundTracker”.
Ecco svelato il mistero. Ma cosa sono esattamente
i tracker? E soprattutto come possiamo
utilizzarli per comporre musica? Lo
scopriremo solo continuando a leggere.
I tracker MIDI
Per gestire hardware di questo tipo
I tracker MIDI rappresentano un diverso
approccio al controllo dei dispositivi MIDI
connessi alla omonima porta. Grazie
alla architettura ALSA è possibile creare
un “instradamento” tra il client MIDI
(ad esempio un software che sfrutta lo
standard MIDI) e il device MIDI stesso.
Tracker specifici a questo scopo sono
Tutka (www.nongnu.org/tutka) e ShakeTracker
ospitato su www.sourceforge.net.
Tracker, chi è costui?
Il tracker è un particolare programma creato
per la scrittura/composizione di musica digitale.
Diversamente da un programma (sequencer)
MIDI, quale Rosegarden (www.
rosegardenmusic.com), che “lavora” su un
flusso di eventi per ogni specifico strumento
e ogni canale ha il controllo su multiple
voci, ciò che viene realizzato con un tracker
è “stand-alone” ovvero è “auto-contenuto”
nelle capacità del programma stesso e
basato fortemente sulle voci. In sostanza
i moduli, così si chiamano i file creati con
un tracker (da cui l’abbreviativo mod che
ne caratterizza l’estensione e che, in realtà,
nell’Amiga costituiva il prefisso, ad esempio
mod.miofile), sono una sorta di “ibridi” tra i
file MIDI e i file campionati. Essi contengono
tutte le informazioni necessarie a riprodurre
la sequenza scritta attraverso il programma
tracker e, in più, gli strumenti (ovvero i campioni)
che devono essere utilizzati unitamente
ad eventuali effetti. Queste caratteristiche
sono tali da comportare una notevole portabilità
da un computer ad un altro dei file creati,
a patto di non concedere “troppo spazio”
a tutto ciò che è “esterno” al tracker stesso e
in più, cosa non da poco quando nacquero
questi software, una canzone intera (song) occupava uno spazio molto ridotto (da decine
di KB fino a qualche centinaio). I sequencer
midi sono più versatili dei tracker perché grazie
allo standard MIDI possono interfacciarsi
con un “mondo intero” di hardware basato su
DSP specifici e possono fare affidamento su
un nutrito parco software. La bontà di un tracker,
invece, è affidata al suo “motore” interno
e alla qualità dei campioni utilizzati. Questo,
però, non impedisce di utilizzarli in maniera
produttiva per le proprie composizioni instradando,
ad esempio, l’uscita del tracker ad uno
degli ingressi (virtuali) di un registratore multitraccia
(software) per realizzare effetti particolari
e/o vere e proprie tracce da registrare.
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