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Quando la musica viene dal passato
Guida pratica all’uso dei “tracker”, un particolare tipo di software che consente di comporre musica digitale in modo alternativo
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Facciamo pratica
I file creati con i tracker sono chiamati moduli, e in CheeseTracker vengono costruiti nella finestra del tab Patterns. La composizione di un pezzo è diviso per sezioni, e queste vanno eseguite con un ordine che è funzione della struttura di ciò che stiamo componendo. Una sezione è definita anche pattern e ogni pattern è, a sua volta, diviso in gruppi di tracce (o canali) nelle quali le note, così come gli strumenti e gli effetti, devono essere inserite in accordo al pezzo da comporre: operazione illustrata nel tutorial “I passi essenziali per iniziare a comporre” e brevemente di seguito. Al momento concentriamoci sull’immagine soprastante nella quale possiamo vedere che ogni singola traccia (canale) è ulteriormente suddivisa in altre colonne con significati che definiremo di seguito. La numerazione più a sinistra indica il numero della battuta nel pattern, ad esempio  dalla battuta 113 alla 121. Di default il numero di righe è pari a 64 il che significa che con note della durata di 1/16 le 64 righe corrispondono a 4 battute. Nella prima colonna di ogni traccia, larga tre caratteri, verrà impostata, in notazione anglosassone, la nota e l’ottava (sempre nell’immagine è evidenziato il “set” di caratteri C-6 che corrisponde al Do, non alterato, in sesta ottava). Per inserire le note bisogna usare la tastiera e nel primo tutorial è spiegato dettagliatamente come fare per associare i tasti alle note; suggeriamo di utilizzare la sequenza “qwertyui” e i relativi numeri per le alterate alla stregua della tastiera di un pianoforte. Ad esempio la lettera “Q” per la A (La) e il tasto “2” per la A# (ovvero il La#). La seconda colonna, larga due caratteri, è riservata allo strumento (passo due del tutorial “Comporre musica con CheeseTracker”) che dovrà suonare la nota indicata nella colonna precedente e, sempre della larghezza di due caratteri, la terza colonna indica il valore del volume, colonna, questa, che può essere impiegata anche per gli effetti sul volume. L’ultima colonna, la quarta, larga tre caratteri, è associata agli inserimenti degli effetti. L’esecuzione parte, ovviamente, dalla riga con numero più basso (la numero zero) alla riga più alta (64 in un pattern di default). L’esecuzione, in successione, delle righe determina la melodia e le note sulla stessa riga di tutte le tracce (canali), essendo suonate in contemporanea, determinano l’armonia (quindi la probabile presenza di accordi). A causa di questo approccio compositivo, i tracker vengono anche definiti come software per la “programmazione (musicale) a basso livello” (con ovvio riferimento alla programmazione di applicazioni a “basso livello”).
Riservato agli ascoltatori
I player per riprodurre la musica creata con i tracker Per coloro i quali non sono interessati a comporre musica e volessero solo ascoltare i file musicali prodotti con un tracker, segnaliamo l’ottimo player MikMod (http:// mikmod.raphnet.net). Questo player (funziona in console) è caratterizzato da due parti: il front-end (ovvero la “parte grafica”) e le librerie libmikmod alle quali si appoggia per la riproduzione dei file. Alcuni indirizzi dai quali scaricare intere collezioni sono: ftp://ftp.scene.org/pub/music e http://fby.develer. com/index.html.
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Tag: tracker MIDI, CheeseTracker, fare musica
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