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Quando la musica viene dal passato
Guida pratica all’uso dei “tracker”, un particolare tipo di software che consente di comporre musica digitale in modo alternativo
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I tracker MIDI
Per gestire hardware di questo tipo
I tracker MIDI rappresentano un diverso approccio al controllo dei dispositivi MIDI connessi alla omonima porta. Grazie alla architettura ALSA è possibile creare un “instradamento” tra il client MIDI (ad esempio un software che sfrutta lo standard MIDI) e il device MIDI stesso. Tracker specifici a questo scopo sono Tutka (www.nongnu.org/tutka) e ShakeTracker ospitato su www.sourceforge.net.
Tracker, chi è costui?
Il tracker è un particolare programma creato per la scrittura/composizione di musica digitale. Diversamente da un programma (sequencer) MIDI, quale Rosegarden (www. rosegardenmusic.com), che “lavora” su un flusso di eventi per ogni specifico strumento e ogni canale ha il controllo su multiple voci, ciò che viene realizzato con un tracker è “stand-alone” ovvero è “auto-contenuto” nelle capacità del programma stesso e basato fortemente sulle voci. In sostanza i moduli, così si chiamano i file creati con un tracker (da cui l’abbreviativo mod che ne caratterizza l’estensione e che, in realtà, nell’Amiga costituiva il prefisso, ad esempio mod.miofile), sono una sorta di “ibridi” tra i file MIDI e i file campionati. Essi contengono tutte le informazioni necessarie a riprodurre la sequenza scritta attraverso il programma tracker e, in più, gli strumenti (ovvero i campioni) che devono essere utilizzati unitamente ad eventuali effetti. Queste caratteristiche sono tali da comportare una notevole portabilità da un computer ad un altro dei file creati, a patto di non concedere “troppo spazio” a tutto ciò che è “esterno” al tracker stesso e in più, cosa non da poco quando nacquero questi software, una canzone intera (song) occupava uno spazio molto ridotto (da decine di KB fino a qualche centinaio). I sequencer midi sono più versatili dei tracker perché grazie allo standard MIDI possono interfacciarsi con un “mondo intero” di hardware basato su DSP specifici e possono fare affidamento su un nutrito parco software. La bontà di un tracker, invece, è affidata al suo “motore” interno e alla qualità dei campioni utilizzati. Questo, però, non impedisce di utilizzarli in maniera produttiva per le proprie composizioni instradando, ad esempio, l’uscita del tracker ad uno degli ingressi (virtuali) di un registratore multitraccia (software) per realizzare effetti particolari e/o vere e proprie tracce da registrare.
Il formato dei file
Quelli supportati da CheeseTracker
Principalmente abbiamo lo “storico” formato .mod, l’extended module (.xm) che permise di incrementare le potenzialità del formato mod introducendo effetti, un maggior numero di canali, supporto a 16 bit, etc. Abbiamo, infine, il formato .it (relativo al programma proprietario Impulse Tracker), l’s3m, altro formato proprietario dello Scream Tracker 3. Altri formati possono essere; okt, 669, uni e tanti altri.
Quale Tracker usare?

Porzione” di un pattern relativo ad una traccia (canale)

 La domanda è pertinente se consideriamo che quelli per GNU/Linux sono numerosi. Ecco un elenco esaustivo: SoundTracker (www.soundtracker.org/), SchismTracker (http://sovietrussia.org/wiki/Schism_Tracker), ChibiTracker (http://chibitracker.berlios.de), MilkyTracker (www.milkytracker.net), Skale (www.skale.org). Ogni programma presenta caratteristiche proprie con pregi e difetti, quindi la scelta è un fatto molto personale. Trattandosi di Software Libero nessuno ci impedisce di provarli tutti! Non mancano, naturalmente, i tracker MIDI (vedi box “I tracker MIDI”). In questo caso specifico, abbiamo scelto di servirci di CheeseTracker per diversi motivi. Il primo, perché facendo uso delle librerie Qt si integra meglio con i moderni ambienti desktop (KDE in questo caso) e permette di compiere operazioni di “Drag & Drop” (trascinamento) molto comode in molte situazioni. In secondo luogo perché concede molto spazio alla modernità integrando in modo nativo (senza necessità alcuna di applicare patch esterne) il supporto ai driver ALSA, agli effetti LADSPA é al server audio a bassa latenza Jack. Gli unici difetti, almeno a nostro avviso, sono l’impossibilità di leggere lo (storico) formato mod e la finestra principale è “statica” ovvero i pattern non scorrono durante l’esecuzione, condizione, questa, che potrebbe disorientare chi è alle prime armi con un tracker. Come al solito è possibile installare CheeseTracker (un clone dello storico Impulse Tracker) utilizzando i pacchetti precompilati per la propria distribuzione e, in mancanza di questi, possiamo sempre procedere con la compilazione dei sorgenti seguendo i semplici passi riportati di seguito. Dopo aver copiato nella home utente  il file cheesetracker-0.9.15.4.tar.gz, scompattiamo con il comando tar xzvf cheesetracker- 0.9.15.4.tar.gz, dopodiché entriamo nella nuova cartella, cd cheesetracker-0 .9.15.4, ed eseguiamo i comandi seguenti (il secondo da root): scons e scons install. Di default l’installazione avverrà in /usr/local/... Per installare il programma in una directory diversa è sufficiente modificare l’ultimo comando come riportato di seguito: scon install prefix=/mio/percorso. Le dipendenze da soddisfare non sono tante e molti software necessari sono presenti come predefiniti in diverse distribuzioni: libaudiofile, ALSA (incluso di default), il server audio Jack, il tool Scons (di conseguenza Python a partire dalla versione 2.2), le librerie libsigc++ 1.2, LADSPA e gli effetti ad esso associati (cmt, tap-plugins, etc). Scegliendo l’installazione da sorgenti, occorre ricordare di installare anche i pacchetti con suffisso -devel per quei software che lo prevedono, come accaduto su Mandriva 2008.0).
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Tag: tracker MIDI, CheeseTracker, fare musica
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