
Paul Frields ha detto che...
Dopo Debian GNU/Linux è arrivato il momento di ascoltare il parere di un altro “grande” dell’Open Source a livello mondiale. Stiamo parlando del Project Leader del team di sviluppo della diffusissima distribuzione Fedora
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PAUL FRIELDS
Tra le numerose distribuzioni GNU/Linux nate da quando
Linux Torvalds ha rilasciato il kernel Linux, Fedora entra
di diritto tra quelle considerate “storiche” e, soprattutto,
appartiene alla categoria di quelle che hanno trasformato
questo sistema operativo in quello che conosciamo oggi. Infatti, anche
se Fedora è un nome relativamente nuovo (la sua nascita risale
al 2003), in realtà il progetto è nato come “branca” Open Source
di Red Hat Linux, la storica distribuzione che ha contribuito come
poche altre al successo di GNU/Linux sia nel campo desktop che
server. Oggi le due distribuzioni sono molto diverse, ma Fedora continua
a essere una delle migliori con un bacino di utenza tra i più
grandi in assoluto. Così, abbiamo deciso di ascoltare il parere del
nuovo Project Leader Paul Frields, una delle voci più autorevoli
dell’intero panorama Open Source. Ecco cosa ci ha detto.
Linux Magazine - Ciao Paul, grazie per aver accettato
la nostra intervista. Vuoi parlarci brevemente di te, del tuo
lavoro e dei tuoi passatempi preferiti?
Paul Frields - Salve a tutti. Lavoro per Red Hat e attualmente sono
il Project Leader di Fedora. Essenzialmente mi occupo di ogni parte
della distribuzione e mi assicuro che tutti i volontari e gli sviluppatori
lavorino insieme senza nessun tipo di problema. Prima di questo
lavoro, sono stato un impiegato statale per circa 18 anni. Facevo
l’analista, svolgevo attività forensi e il docente di corsi di formazione.
Il mio tempo libero, dopo tante ore passate davanti ad un PC, lo
dedico a mia moglie e ai miei due figli oltre che ad ascoltare buona
musica e guardare film.
LM - Da quanto tempo utilizzi GNU/Linux? Ci racconti
il tuo primo incontro con il Pinguino?
PF - Ho iniziato ad utilizzare GNU/Linux nel lontano 1997 con una
Slackware. Visto che ero un novellino ebbi subito un sacco di problemi
ad utilizzarla ma grazie ad un amico provai Red Hat Linux 4.1
ed è stato amore a prima vista. Da allora non mi sono più allontanato
dal Pinguino ed iniziai anche a sviluppare qualcosa. Ad esempio
mi ricordo di un’applicazione per il mio ufficio in grado di svolgere
alcune operazioni forensi su sistemi Unix. Ma non solo. Riuscii in
poco tempo a convincere molti miei colleghi dell’efficienza di GNU/
Linux avvicinandoli al sistema. Poi arrivò il 2003, anno in cui iniziai
a collaborare con il progetto Fedora. Ricordo quegli anni quasi con
affetto in quanto mi hanno dato molto in tema di esperienza. Attualmente
mi occupo di documentazione, sono il maintainer di alcuni
pacchetti, mi diverto con gli artwork e aiuto anche i ragazzi in alcune
scelte di marketing.
LM - Qual è la filosofia che contraddistingue il progetto
Fedora e per quale motivo è nato?
PF - Il progetto, nato nel 2003, è frutto dell’unione della distribuzione
Red Hat Linux e di Fedora.us, un progetto sviluppato interamente
dalla comunità. Il suo obiettivo è sempre stato quello di offrire agli
utenti un sistema semplice da utilizzare sotto ogni aspetto. La nostra
filosofia, comunque, è quella di migliorare costantemente l’universo
del software libero ed opensource. Per raggiungere questo primo
obiettivo utilizziamo proprio Fedora. La seconda parte della nostra
filosofia è che ogni pezzo del progetto, non solo la distribuzione,
debba essere al 100% libera ed open source, libera da utilizzare,
modificare e ridistribuire. Ora e per sempre. In pratica all’interno della
nostra distribuzione preferiamo non utilizzare pacchetti proprietari.
LM - Perchè un nuovo utente che si avvicina
a GNU/Linux dovrebbe scegliere Fedora? Quali sono i suoi
vantaggi rispetto alle altre distribuzioni e cosa può fare
in più, o in meno, rispetto a tutte le altre?
PF - Fedora può svolgere qualsiasi funzione e può essere utilizzata
praticamente in qualsiasi ambito. Utilizziamo tutte le più recenti tecnologie
per migliorare la vita ai nostri utenti desktop come ad esempio
Network Manager, PulseAudio, PackageKit e Hotwire. Senza
poi dimenticare che per noi la sicurezza viene prima di qualsiasi altra
cosa. Lo conferma la presenza di SELinux, PolicyKit e SecTool.
Non mancano poi i vari ambienti desktop come GNOME, KDE e
XFCE e repository zeppi di pacchetti. Attualmente ne contiamo circa
10.000 e spaziano dagli strumenti di programmazione, alle applicazioni
multi-uso, ai giochi, sino ad arrivare agli strumenti di rete e ai
pacchetti server. E non finisce qui. Possiamo anche vantarci di una
grandissima comunità di volontari che ci aiuta a migliorare giorno
per giorno il nostro lavoro. Insomma, non ci manca proprio nulla.
LM - In qualità di Project Leader quali sono i tuoi principali
obiettivi?
PF - Il primo, e forse più importante, è quello di assicurare a chiunque
la possibilità di contribuire allo sviluppo del Software Libero
Open Source attraverso Fedora. Un buon leader deve proprio spingere
i suoi utenti, sviluppatori, a raccogliere il massimo dalle proprie
capacità e aiutarli a superare degli ostacoli. Ecco, questo è il mio
lavoro. Essere un super-esperto del Pinguino non è importante. Ciò
che più conta sono i nostri volontari che hanno già ottime qualità in
tema di software FOSS. Solo lavorando in questo modo potremo
garantire il successo globale del nostro progetto.
LM - Quanti sviluppatori collaborano al progetto Fedora
e come organizzate il vostro lavoro?
PF - Attualmente credo ci siano alcune centinaia di persone attive
tra sviluppatori e responsabili di pacchetti. è difficile indicare un
numero preciso perché magari in un giorno riusciamo ad avere decine
di nuovi contributi, in altri ne perdiamo altrettanti. Posso però
assicurare che quotidianamente lavorano al progetto Fedora 14
dipendenti Red Hat. Però è anche vero che tutti gli altri che si occupano
delle soluzioni Enterprise dedicano un po’ di tempo al giorno
anche a Fedora. Ormai ci siamo un po’ tutti affezionati. La nostra
distribuzione è organizzata in tanti piccoli gruppi di lavoro. C’è un
gruppo che si occupa dello sviluppo di KDE, un altro di GNOME, un
altro dedito alla documentazione e molti altri ancora. Ogni gruppo,
poi, definisce le sue modalità di lavoro. La maggior parte utilizza un
modello abbastanza classico: si incontrano, discutono e infine decidono
gli obiettivi comuni. Esiste poi il Fedora Project Board che
coordina praticamente tutto il progetto. Al suo interno ci sono nove
persone, di cui cinque elette dalla comunità e quattro da Red Hat. Il
mio lavoro consiste nel coordinare questo gruppo. Abbiamo infine
un Engineering Committee che è addetto alle nuove funzionalità e
al loro impatto sui nostri utenti.