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Obiettivo privacy
Cifrare i dati presenti sull'hard disk, garantire la riservatezza delle e-mail, navigare in Internet in completo anonimato... ecco cosa è possibile fare per evitare che i nostri dati finiscano in mani sbagliate !
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Privoxy ci ha permesso di proteggere le nostre informazioni personali da occhi indiscreti e filtrare il traffico che arriva verso il nostro PC da Internet. (in realtà questo Privoxy può funzionare anche come cache web per tenere in locale una copia delle pagine visitate, in modo da riuscire a caricarle più velocemente nel momento in cui qualche client ne fa richiesta). Il passo successivo è puntare al completo anonimato durante le nostre scorribande sul web. Per raggiungere questa meta agognata faremo uso della rete anonima Tor. In pratica, si tratta di una sorta di un proxy che, durante le sessioni di navigazione su Internet, invia le richieste che noi facciamo ai server che vogliamo visitare, ad un'ampia e sempre mutevole serie di router (i server della rete Tor). Un simile articolato passaggio dei dati fra questi router e l'impiego della crittografia nello scambio delle informazioni, quindi, fanno sì che sia praticamente impossibile rintracciare la nostra posizione, non solo per i siti web destinatari ma anche per qualsiasi intermediario che si trovi tra noi ed essi, rendendo dunque vano qualunque tentativo di analisi del traffico. In sintesi, la nostra identità resterà sempre sconosciuta, pur garantendoci la navigazione.
Tor e Privoxy: unione perfetta
Nel tutorial “Navigare anonimi con Tor”, scopriremo come far comunicare Privoxy con Tor per costruire un sistema in grado di garantire la nostra privacy sempre e ovunque. In realtà è possibile utilizzare direttamente Tor, senza dover necessariamente passare per un secondo proxy server: perché, allora, aumentare la complessità della configurazione con l'impiego aggiuntivo di Privoxy? Il motivo è semplice. Quando si fa uso del solo Tor è possibile che le richieste DNS vengano effettuate in modo diretto, senza passare cioè per la rete Tor; fatto che indebolisce inevitabilmente l'anonimato, facilitando l'individuazione del nostro indirizzo IP. Un altro problema è che Tor, di per sé, non può impedire che vengano inviate ad un server web preziose informazioni personali (nome, cognome, dati vari presenti all'interno dei cookie, ecc...). L'utilizzo combinato di Privoxy e Tor, dunque, risolve entrambi i problemi perché le richieste DNS verranno fatte passare necessariamente attraverso Privoxy, che allo stesso tempo svolgerà il compito per il quale lo abbiamo già utilizzato in precedenza, cioè il filtraggio del normale traffico web.
Navigare anonimi con Tor
L'accoppiata con Privoxy rende impossibile a chiunque scoprire la nostra identità
Tor chiama Privoxy

Per installare Tor apriamo una console ed eseguiamo “sudo aptget install tor”. A questo punto, dobbiamo farlo dialogare con Privoxy, in modo tale che per la navigazione venga utilizzando comunque il proxy. Per fare ciò è necessario modificare il file di configurazione di Privoxy /etc/privoxy/config.
Passaggio obbligato

Lanciamo quindi “sudo nano /etc/privoxy/config”. Nel file inseriamo la riga “forward-socks4a / 127.0.0.1:9050 .”Dove, 127.0.0.1 è l'indirizzo IP di Tor (macchina locale) mentre 9050 è la porta su cui questo risponde. Prima di procedere, assicuriamoci di aver seguito i passi visti prima per configurare Privoxy.
Più facile con Firefox

Questo browser dispone di un'estensione che rende l'uso di Tor quasi banale. Andiamo sulla pagina web di Torbutton e clicchiamo su “Install Now/Installa adesso”. Riavviamo Firefox. Cliccando in basso a destra nel browser attiveremo (Tor Enabled) e disattiveremo (Tor Disabled) la navigazione anonima.
Il PC come server Tor
Ecco come divenire parte attiva della rete anonima senza consumare troppa banda
Le direttive giuste

Per attivare un relay il software che ci serve è contenuto nel pacchetto Tor che abbiamo installato in precedenza. Per la configurazione bisogna, invece, modificare il file /etc/tor/torrc. Apriamo dunque una console ed eseguiamo “sudo nano /etc/tor/torrc”. Nella parte finale del file cerchiamo la riga che inizia con '#Nickname'.
Il nome del server

Decommentiamo la riga togliendo il carattere # iniziale e diamo un nome al nostro relay, ad esempio “myprivacy”: la riga di testo diventerà “Nickname myprivacy”. A questo punto, spostiamoci più in basso e individuiamo la riga “#BandwidthRate”. Per offire banda in upload a 256 Kbit/s modifchiamola in “BandwidthRate 20 KB”
La porta di rete

Spostiamoci ancora più avanti nel file torrc e decommentiamo la riga “#ORPort 9001” facendola diventare “ORPort 9001”. Salviamo e chiudiamo l'editor, dopodiché riavviamo Tor con “sudo /etc/init.d/tor restart”. Se usiamo un firewall (quello del router ADSL, ad esempio) assicuriamoci che permetta l'accesso alla porta 9001 dall'esterno.
La cifratura dei dati non basta
Ecco perché criptare una sessione di navigazione non è sufficiente?
Le sessioni web in cui vengono comunicati dati sensibili sono comunemente cifrate: pensiamo, ad esempio, agli acquisti online per i quali è necessario fornire gli estremi della carta di credito. Tutto ciò non basta per assicurare la nostra privacy? No. I pacchetti che transitano su Internet sono formati da un'intestazione e dal blocco vero e proprio dei dati. Anche in caso di cifratura, l'intestazione viaggia in chiaro: questa contiene informazioni come sorgente, destinazione e percorso di instradamento; tutto ciò è più che sufficiente per fornire dati su di noi che non vorremmo rendere pubblici. La rete Tor pone rimedio a questo problema.
Da client a router Tor
Abbiamo visto come sia semplice utilizzare il client Tor per navigare nel web in modo anonimo. La rete Tor funziona grazie al contributo volontario di utenti che mettono a disposizione la loro banda attivando un router Tor (detto anche relay): più router compongono la rete anonima, più Tor diventa veloce ed efficiente. Per attivare un relay sulla propria macchina è sufficiente una comune connessione ADSL 640/256 Kbit/s. Questa operazione, oltre a migliorare le prestazioni della rete, renderà più robusto l'anonimato anche dal lato client (infatti, in caso di attacco, sarà impossibile stabilire se il vostro indirizzo ha attivato direttamente la connessione o ha semplicemente avuto il ruolo di router nella propagazione della connessione alla rete Tor). Vediamo come attivare un router sul nostro PC nel tutorial “Il PC come server Tor”.
Gli accessi al relay
Data la natura anonima della rete Tor, è possibile che i relay vengano utilizzati per commettere abusi. Per evitare questo, la configurazione di default di tor pone alcuni limiti ai servizi attivi: ad esempio, viene chiusa la porta 25 così da impedire che un relay venga utilizzato per inviare email di spam. Alla pagina http://wiki.noreply.org/noreply/ TheOnionRouter/ TorFAQ#DefaultPorts troviamo un elenco delle porte chiuse (righe “reject”) e di quelle aperte (righe “accept”). Per modificare la configurazione in tal senso è possibile intervenire sul file /etc/tor/torrc: l'opzione da usare è ExitPolicy. Ad esempio, per far sì che il nostro relay non venga mai reso disponibile come exit node inseriamo la riga “ExitPolicy reject *:*”. In tal modo, il relay sarà di tipo middleman ed il nostro IP non comparirà mai nei log dei web server contattati dai client tor.
E-mail sicure con GnuPG
A volte i nostri messaggi possono andare nelle mani sbagliate. Allora, l'unico modo per proteggerle è renderle leggibili solo a chi vogliamo noi. Ecco come
Dopo esserci occupati della riservatezza dei dati presenti sull'hard disk e dell'anonimato durante la navigazione web, è il momento di proteggere da sguardi indiscreti le e-mail. Per fare questo ci serviremo di un sistema di crittografia a chiave pubblica, chiamato OpenPGP. Scopriamone caratteristiche e funzionalità nelle pagine che seguono.
Quando a proteggerci è una coppia di chiavi
Crittografia a chiave pubblica: l'uso di una simile terminologia può spaventare e, almeno per quanto riguarda gli utenti meno smaliziati, è probabile che faccia venire in mente più dei film di spionaggio che dei normali software per computer. In realtà, il funzionamento di questo sistema di criptazione è concettualmente piuttosto elementare: un utente che voglia usufruirne non fa altro che creare una coppia di chiavi, una privata ed una pubblica (da qui il nome). La chiave privata deve essere conosciuta soltanto dall'utente, mentre quella pubblica va distribuita e consegnata a tutti coloro da cui l'utente stesso vuole ricevere messaggi cifrati. Grazie a queste due chiavi potremo firmare e decrittare messaggi: per “firmare” si intende la possibilità di attestare con certezza la paternità di un messaggio (ad esempio, noi firmiamo con la nostra chiave privata un messaggio su di uno newsgroup e l'autenticità di questo potrà poi essere verificata da un qualsiasi destinatario mediante l'utilizzo della nostra chiave pubblica). Per crittare un messaggio, invece, ci serviremo della chiave pubblica dell'utente a cui vogliamo inviarlo.
Prima operazione, creare la chiave
Nel primo dei tutorial presentati in questa sezione, “La chiave di cifratura personale”, ci occuperemo di come creare una coppia di chiavi utilizzando il programma GnuPG, un software distribuito con licenza GNU GPL compatibile con OpenPGP. In particolare, al termine del terzo passaggio, una volta inserita e confermata la passphrase (che servirà a proteggere l'accesso alla nostra chiave privata), dovremo “aiutare” la generazione di dati casuali per la chiave spostando il puntatore del mouse, premendo dei tasti a caso o, semplicemente, continuando ad usare il PC come facciamo di solito. Alla fine dell'operazione otterremo il cosiddetto key-id, il codice di identificazione per la nostra chiave: cerchiamo nell'output in console una riga del tipo “pub 1024D/2E5EFA5F 2007-12-10”, il nostro key-id sarà costituito dagli 8 caratteri successivi a '1024D/' (nell'esempio “2E5EFA5F").
La chiave di cifratura personale
I passaggi per crearne una senza scadenza per il nostro utente
Il tipo di chiave

Apriamo una console e scriviamo “gpg --gen-key”. Ci verrà chiesto di indicare il tipo di chiave da utilizzare. Confermiamo la scelta di default, 'DSA and Elgamal” premendo Invio. Quindi stabiliamo le dimensioni della chiave. Anche qui, premiamo Invio per accettare la scelta di default (2048 bit).
Con o senza scadenza

A questo punto, dobbiamo indicare la durata della chiave. Possiamo anche sceglierne una senza scadenza (scelta di default), nel qual caso è sufficiente premere Invio. Altrimenti possiamo specificarne la durata. Ad esempio, inserendo come risposta “3m” la chiave scadrà dopo tre mesi.
Dati personali

Premiamo “y” e poi Invio per confermare i dati inseriti. A questo punto digitiamo nome e cognome, il nostro indirizzo e-mail e un commento (per lasciarlo vuoto premiamo Invio), dopodiché scriviamo “o” e diamo un Invio. Infine, inseriamo una passphrase, ancora Invio e reinseriamola per conferma.
Revocare una chiave
Qualcuno è riuscito ad ottenere la nostra chiave privata? Ritiriamola!
Quando una chiave privata arriva in mano ad estranei è ormai compromessa e quindi inutilizzabile. Lo stesso accade se dimentichiamo la passphrase o perdiamo la chiave stessa. In tutti questi casi dobbiamo avvertire gli altri che la chiave non deve essere più usata. Per fare ciò, creiamo appena possibile un certificato di revoca: in console eseguiamo “gpg -- output revoca.asc --gen-revoke nome” (al posto di 'nome' inseriamo il nostro nome, l'email oppure il key-id). Spostiamo in luogo sicuro il file revoca.asc. Quando vorremo disattivare la chiave basterà importare il certificato con “gpg -- import revoca.asc” ed inviare la nostra chiave aggiornata (e debitamente revocata) al keyserver, nel modo spiegato nel tutorial “Memorizzare la chiave in un keyserver”.
Come importare una chiave

Nel tutorial “Memorizziamo la chiave in un keyserver” abbiamo imparato il modo più semplice per rivelare agli altri la nostra chiave pubblica. Ora vediamo come ottenere l'inverso, cioè come importare nel nostro “keyring”  la chiave pubblica di qualcun altro. Quello di cui abbiamo bisogno è un file ASCII con la chiave: possiamo ottenerlo inserendo il nominativo da cercare nella pagina principale del sito keyserver. veridis.com e cliccando poi sul pulsante Search, oppure facendoci spedire via e-mail il file dall'utente stesso. Una volta che questo file è nelle nostre mani, apriamo una console e digitiamo “gpg --import key.asc” (key.asc è il nome del file ASCII con la chiave pubblica che vogliamo importare).

 Controllare le “impronte digitali”
Per sicurezza, controlliamo che la chiave appena ottenuta sia effettivamente di chi crediamo: contattiamolo (basta una telefonata!) e facciamoci leggere il fingerprint relativo alla sua chiave; un fingerprint non è altro che una sorta di “impronta digitale” che attesta che la chiave pubblica in nostro possesso sia autentica. Eseguiamo in console il comando “gpg --fingerprint”: in output otterremo l'elenco delle chiavi disponibili con i relativi fingerprint; cerchiamo le righe che riguardano la chiave che ci interessa e confrontiamo il fingerprint ottenuto in precedenza con il codice presente nella linea “Key fingerprint =”: in pratica i due valori devono corrispondere esattamente. In tal caso, possiamo apporre una firma alla chiave pubblica, così da attestarne la validità in modo definitivo. Per farlo, eseguiamo “gpg - -edit-key amico” (amico è il nome o l'indirizzo e-mail del proprietario della chiave, completi o parziali) e sulla linea di comando di gpg digitiamo “sign”, dopodiché premiamo Invio. Infine, usciamo dalla modalità interattiva del programma con “ quit2”.
Memorizzare la chiave in un keyserver
Distribuiamo la nostra chiave pubblica, così da poter ricevere e-mail protette
Esportare la chiave

Apriamo una console e scriviamo “gpg -a --export > public.key”. Con questo comando abbiamo creato un file, public.key, contenente la versione in ASCII (testo semplice) della nostra chiave pubblica. Possiamo inserire questo file nel nostro sito web personale oppure memorizzarlo in un keyserver.
Quale Keyserver?

Scegliamo la seconda ipotesi: in questo modo coloro che intendono inviarci e-mail cifrate dovranno semplicemente cercare il nostro nome nel keyserver. Con il web browser apriamo l'indirizzo “ http://keyserver.veridis.com”. Nella prima pagina, al centro, clicchiamo sulla scritta “Import your key”.
Upload sul server

Nella nuova pagina clicchiamo su “Sfoglia...” e con il selettore di file raggiungiamo e selezioniamo il file public.key creato in precedenza. A questo punto, premiamo sul pulsante “Submit”. Adesso la nostra chiave è inserita nel keyserver: in alto nella pagina comparirà una riga con i dati salienti che la riguardano.
Inviare e-mail criptate

Arrivati a questo punto, disponiamo di tutto il necessario per poter inviare messaggi di posta cifrati. Per completare questo discorso, nel tutorial “Posta cifrata e firmata con Evolution”, quindi, vedremo come configurare il client e-mail Evolution (presente come predefinito in molte distribuzioni che utilizzano Gnome) per raggiungere tale scopo. Inoltre, nel tutorial “KMail incontra GnuPG”, scopriremo come inviare e-mail criptate con il client KMail, il programma di posta predefinito nelle distribuzioni che utilizzano KDE. Infine, impareremo a leggere le e-mail cifrate inviateci da altri utenti.

Gestire le chiavi con un semplice clic

SeaHorse con la schermata per la creazione di una nuova chiave

Certo, GnuPG è uno strumento universale: può essere utilizzato all'interno di qualsiasi ambiente, grafico o meno, e fornisce un numero copioso di funzionalità (oltretutto, su Ubuntu lo troviamo installato di default). Quando però il nostro “portachiavi” arriverà a contenere decine e decine di chiavi i limiti di gestione mediante un software a linea di comando, seppur valido, si fanno sentire. Quello che bisogna fare, allora, è ricorrere all'utilizzo di una più intuitiva interfaccia grafica, che ci consenta di compiere le operazioni più ripetitive con qualche semplice clic del mouse (per le operazioni più articolate e complesse, invece, è sempre consigliabile usare direttamente GnuPG). I programmi più evoluti per svolgere questo tipo di compito, sono Seahorsee Kgpg, due software grafici, rispettivamente per i desktop Gnome e KDE, che permettono di sfruttare le potenzialità di GnuPG senza dover ricorrere alla riga di comando. I due programmi sono molto simili: permettono di creare nuove chiavi PGP, ottenere informazioni su quelle esistenti, importarle ed esportarle, effettuare backup dei keyring, ricercare chiavi sui server remoti e così via. Ad esempio, con SeaHorse, per creare una nuova chiave non dobbiamo far altro che andare sul menu Chiave e selezionare la voce “Crea una nuova chiave”: nella finestra che compare clicchiamo due volte su “Chiave PGP” ed inseriamo poi, nome e cognome, indirizzo e-mail, tipo di cifratura, ecc...
Posta cifrata e firmata con Evolution
Come proteggere le e-mail con GnuPG e il client di posta per Gnome
Il nostro KEY-ID

Selezioniamo Modifica/ Preferenze, entriamo nella sezione “Account di posta'” e clicchiamo due volte sulla voce relativa al nostro account email predefinito. Successivamente, nella finestra Editor account andiamo sulla linguetta “Sicurezza” e in “ID della chiave PGP/GPG” inseriamo il nostro key-id.
Nuovo messaggio

Clicchiamo su “OK” in basso e poi su “Chiudi” per tornare alla finestra principale del programma. A questo punto, premiamo su “Nuovo” in alto per scrivere un nuovo messaggio. Nella finestra Composizione messaggio entriamo nel menu “Sicurezza” e selezionamo le opzioni “Firma PGP” e “Cifratura PGP”.
Invio posta cifrata

Assicuriamoci di inserire come destinatario dell'e-mail un utente del quale abbiamo la chiave pubblica PGP nel “portachiavi”. Così facendo, quando cliccheremo sull'icona “Invia” comparirà una finestra in cui dovremo inserire la passphrase: servirà per firmare l'e-mail con la nostra chiave privata.
Cifrare le e-mail con Kde

I pulsanti per firmare e cifrare le e-mail con KMail

Nel tutorial “KMail incontra GnuPG”, scopriremo come configurare il client di posta di KDE per poter inviare e-mail criptate. Dopo aver seguito i passaggi del tutorial, potremo spedire un messaggio di posta cifrato: andiamo come di consueto su File/Nuovo/Nuovo messaggio e nella finestra del compositore dei messaggi inseriamo come destinatario una persona di cui conosciamo la chiave pubblica PGP. A questo punto, clicchiamo sulle icone “Firma il messaggio” e “Cifra il messaggio” presenti in alto nella barra degli strumenti.
Dalla parte di chi legge

• Il client Evolution quando riceviamo un'e-mail cifrata

Con i tutorial su Evolution e KMail abbiamo imparato ad inviare e-mail cifrate con GnuPG. Ma cosa succede quando siamo noi a ricevere un messaggio cifrato? Innanzitutto, ci verrà chiesto di inserire la nostra passphrase. Come sappiamo, infatti, un messaggio cifrato per poter essere letto esclusivamente da noi viene criptato utilizzando la nostra chiave pubblica: per “sbloccarlo”, quindi, è necessario ottenere l'accesso alla nostra chiave privata, e ciò richiede, appunto, l'inserimento della passphrase corretta. Se l'email è stata firmata dal mittente, inoltre, il programma di posta confronterà la firma con la sua chiave pubblica presente nel nostro keyring e, se le due corrispondono, ci informerà che la firma è valida. Digitata la passphrase, al termine del corpo dell'e-mail apparirà un'icona con le scritte “Firma valida” e “Cifrato”. Cliccando sull'icona comparirà una finestra informativa che visualizzerà dettagli aggiuntivi sulla firma digitale e sulla crittografia utilizzata nel messaggio.
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Tag: cifrare dati, hard disk, sicurezza, riservatezza, web, browser, proxy, tor, privoxy
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