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Macchine virtuali: è l'ora del 3D
Grafica tridimensionale e giochi di ultima generazione anche sui sistemi virtualizzati. Non è più un sogno e, grazie a VirtualBox, possiamo farlo tutti. Ecco come
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Open Source o closed Source?
Differenze tra le due versioni disponibili
VirtualBox è disponibile in due versioni, una Open Source (OSE), rilasciata quindi con licenza GNU GPL e disponibile anche sotto forma di sorgenti, e una “chiusa” (closed source). Quest’ultima, che mette a disposizione alcune caratteristiche aggiuntive, è disponibile come pacchetti eseguibili, ma può comunque essere liberamente utilizzata per uso personale e a scopo di valutazione. Maggiori informazioni sulle differenze e sulla licenza possono essere reperite all’indirizzo www.virtualbox.org/wiki/Editions.
Host e guest: cosa indicano?
Il sistema ospitante e quello ospitato
Con il termine host si indica il computer (fisico) che esegue l’applicativo VirtualBox, mentre con guest si intendono i sistemi operativi “ospitati” dal virtualizzatore. Più sistemi guest possono essere eseguiti contemporaneamente su un singolo sistema host.
Virrtual box è la soluzione
Questa applicazione fa parte della categoria dei virtualizzatori, ovvero quei programmi in grado di fornire un ambiente completo in cui eseguire un sistema operativo, all’interno di un altro, senza che a quest’ultimo venga apportata alcuna modifica. In pratica il programma crea un computer virtuale, dove ogni periferica come i dischi, la memoria, le tastiere e il mouse, viene virtualizzata. Il sistema operativo che si installa in questo ambiente utilizzerà quindi queste risorse e verrà eseguito all’interno del mondo virtualizzato. È importante porre l’accento sulla parola virtualizzazione che, a differenza della emulazione, indica che il codice all’interno dell’ambiente virtuale viene eseguito direttamente sull’hardware del sistema ospite (host). Questa soluzione, che è quella implementata da VirtualBox, offre infatti indubbi vantaggi in termini di velocità e permette quindi di poter utilizzare, senza troppi limiti, i sistemi operativi virtualizzati (negli emulatori invece ogni istruzione viene tradotta per poi essere eseguita sul computer ospite con conseguente rallentamento). Grazie proprio alla velocità, sono molti i campi di applicazione per i virtualizzatori; basti, ad esempio, pensare alla creazione di un ambiente dedicato per server web o al test di programmi su più sistemi operativi pur utilizzando un solo computer, ma anche alla prova di nuove distribuzioni GNU/Linux senza intaccare minimamente il proprio sistema. L’unico limite di questo approccio è però che l’esecuzione di codice guest può essere eseguita solo su host con pari architettura (x86 a 32bit su x86 a 32bit o 64bit su 64bit). Ma, poiché per tutti gli utenti la velocità è sicuramente uno degli aspetti più importanti, questo limite passa spesso in secondo piano (visto anche l’enorme diffusione dell’architettura x86). E proprio per aumentare la velocità e il campo di applicazione di VirtualBox, nell’ultima versione (la 3.0.2), anche il comparto grafico è stato per così dire virtualizzato completamente, con indubbi benefici in termini di prestazioni globali. Adesso, quindi, anche le applicazioni 3D possono finalmente essere eseguite sui sistemi guest, rendendoli di fatto utilizzabili per qualunque scopo.
Dove trovare il virtualizzatore
Sul sito del progetto, www.virtualbox.org/wiki/Linux_Downloads, sono disponibili i pacchetti in vari formati (DEB o RPM) per le distribuzioni più diffuse (Ubuntu, Debian, OpenSUSE, Fedora, Mandriva). Meglio utilizzare questi archivi invece di quelli messi a disposizione dai propri repository visto che spesso non sono aggiornati all’ultimissima versione. Le procedure descritte nel tutorial “Installare VirtualBox” fanno riferimento a OpenSUSE e Ubuntu, ma possono essere applicate anche su altre distro poiché le differenze sono minime.
Attenzione alla scheda di rete
Quella virtuale non
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Tag: 3D, macchine virtuali, virtual box, hard disk virtuale, virtualizzazione
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