
Linux hardcore
Prendiamo fiato e immergiamoci nei centri nevralgici del sistema per esplorarne ogni aspetto, anche quelli più nascosti. Dai meandri del kernel alla gestione dei servizi, fino alla configurazione del sistema di avvio. Da oggi in poi il PC non avrà più
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I file /etc/passwd e /etc/group raccolgono,
rispettivamente, le informazioni sugli utenti
e sui gruppi appartenenti al sistema. Nelle normali
operazioni di amministrazione, raramente
vengono modificati direttamente: ci si affida,
infatti, a semplici comandi da eseguire in
console, come è possibile scoprire nel tutorial
“Gestire rapidamente utenti e gruppi”. Una
conoscenza approfondita di questi due file,
però, può essere utile per poterli ripristinare
nella malaugurata ipotesi che ad un certo punto
risultino corrotti.
Occhio ai file di configurazione
Ogni riga di /etc/passwd contiene dati su
un singolo utente. Ecco un esempio:
ale:x:1000:1000:Alessandro Di
Nicola,,,:/home/ale:/bin/bash
Ciascun campo è separato dal successivo
mediante il carattere “:”. Il primo indica il nome
dell'utente nel sistema (in questo caso ale),
il successivo contiene la relativa password.
Nell'esempio compare solo una “x”: in Ubuntu,
infatti, vengono abilitate di default le shadow
password (vedi box a destra), quindi in
/etc/passwd le password vengono sostituite
dal carattere fittizio “x”. Il terzo ed il quarto
campo contengono, rispettivamente, l'UID ed
il GID dell'utente: il primo è un numero che
identifica univocamente l'utente (1000, nell'esempio),
mentre il secondo indica il gruppo a
cui questo appartiene. Il campo successivo
raccoglie informazioni opzionali (come il nome
reale dell'utente), separate da virgole; infine,
abbiamo la home directory dell'utente e la
shell da eseguire per poter effettuare il login.
Il file /ETC/GROUP
Una riga esemplificativa, in questo caso,
può essere quella seguente: “scanner:
x:110:ale ,cupsys,prova,hplip”. Anche
qui ogni linea definisce un singolo gruppo e
ciascun campo è separato da due punti. Il primo
indica il nome del gruppo (scanner in
questo caso), mentre il secondo contiene
un'eventuale password (di solito non è usata,
qui abbiamo comunque la “x” che testimonia
l'utilizzo delle shadow password). Il
terzo campo, quindi, contiene il GID che
identifica il gruppo e, infine, il quarto elenca
gli utenti che ne fanno parte, separati da
virgole.
Password shadow
Può leggerle soltanto root
Il file /etc/passwd deve essere necessariamente
leggibile da tutti gli utenti e ciò
comporta un grave rischio per la sicurezza.
Per tale ragione, in molti sistemi vengono
attivate le shadow password. Le
password criptate, in questo caso, vengono
scritte all'interno del file /etc/shadow,
leggibile solo da root, e quindi “oscurate”
in /etc/passwd.
Gestire rapidamente utenti e gruppi
Con una manciata di comandi è possibile aggiungere facilmente utenti e gruppi al sistema
Aggiungere un utente
In una console scriviamo “sudo
adduser” seguito dal nome dell'utente
che vogliamo creare. Verrà generato
un gruppo apposito per il nuovo utente.
Digitiamo una password e riscriviamola per
conferma. Subito dopo inseriamo le informazioni
personali o premiamo Invio per lasciarle
vuote. Infine, premiamo “s”.
Un nuovo gruppo
Per creare un nuovo gruppo eseguiamo
“sudo addgroup” seguito
dal nome che vogliamo assegnargli. Il sistema
sceglierà il primo GID disponibile tra
quelli riservati agli utenti. Inserendo, invece,
l'opzione –gid, è possibile stabilire manualmente
il numero del gruppo: ad esempio
“sudo addgroup --gid 3000 gruppo”.
Associazioni tra i due
Assegniamo un utente ad un
gruppo con il comando gpasswd.
La sintassi è “gpasswd -a utente gruppo”.
Ad esempio: “sudo gpasswd -a ale audio”.
Per scoprire a quali gruppi appartiene un
utente specifico, eseguiamo, invece “sudo
groups utente” o solo “groups” per visualizzare
i gruppi dell'utente attivo.