Prendiamo fiato e immergiamoci nei centri nevralgici del sistema per esplorarne ogni aspetto, anche quelli più nascosti. Dai meandri del kernel alla gestione dei servizi, fino alla configurazione del sistema di avvio. Da oggi in poi il PC non avrà più
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Il file /etc/fstab
Eseguiamo “sudo nano
/etc/fstab”. Ogni riga del file è
composta da: dispositivo, punto di mount,
file system, opzioni, dump e pass. Inseriamo
0per dump. La voce pass serve per indicare
se bisogna effettuare controlli sul file
system al boot: inseriamo 0in caso negativo,
1per la partizione root e 2 per le altre.
Prestazioni super
Come esempio, inseriamo una riga
per una partizione Ext3:
l'obiettivo è renderla più performante possibile.
Le opzioni da utilizzare sono “noatime”
e “data=writeback”. Per una partizione
/var montata su /dev/ sda6, ad
esempio, inseriamo “/dev/sda6 /var ext3
defaults, noatime, data=writeback 0 2”.
File system sempre al massimo
Tuning del file system
La procedura per intervenire
sulla partizione root è più articolata.
Non scegliamo quindi root come partizione
per le operazioni appena descritte.
Salviamo il file e chiudiamo l'editor. In console
scriviamo “sudo tune2fs -o journal_
data_ writeback /dev/sda6”. A questo
punto non rimane che riavviare il PC.
01 02 03
Poche modifiche al file di configurazione /etc/fstab per aumentare le prestazioni di una partizione Ext3
I permessi giusti per windows
Come permettere a tutti gli utenti di usare queste partizioni
Abbiamo correttamente montato una
partizione Windows (con file system
vfat) ma il nostro utente normale non
ha i permessi per leggere e scrivere al
suo interno? Tramite l'opzione “umask=
000” è possibile consentire accesso
in lettura e scrittura a tutti quanti.
La riga seguente, inserita in
/etc/fstab, abilita l'accesso completo
alla partizione Windows /dev/hda2:
“/dev/hda2 /mnt/win vfat umask=000
0 0”. Per poter scrivere con qualsiasi
utente su una partizione NTFS, installiamo
il pacchetto Ntfs-3g (“sudo aptget
install ntfs-3g”), quindi scriviamo
su /etc/fstab una linea come quella
seguente: “/dev/hda2 /mnt/win ntfs-
3g umask=0 0 0”.
boot, inserendo precise direttive nel file di configurazione
/etc/fstab. Seguendo le istruzioni contenute nel tutorial
“File system sempre al massimo” scopriremo come
modificare /etc/fstab per ottimizzare il sistema. Infine,
per smontare un dispositivo (ad esempio, per poter scollegare
un hard disk esterno) useremo umount seguito
dalla directory su cui lo abbiamo montato in precedenza:
seguendo l'esempio fornito, il comando da eseguire
in quest'ultio caso è “sudo umount /mnt/disco”.
Cambiamo nome alla penna USB
La pendrive ha un nome troppo generico? Facciamola identificare dal sistema in modo univoco
Il dispositivo
Inseriamo la penna USB nel
computer, apriamo una console
ed eseguiamo “dmesg | tail”. Individuiamo
il dispositivo relativo alla chiavetta utilizzando
come riferimento le parole “Attached
SCSI removable disk”. Nell'esempio il
dispositivo è sdb. A questo punto dobbiamo
raccogliere tutti i dati necessari.
Il nome corretto
Torniamo in console ed eseguiamo
“udevinfo -a -p /sys/
block/sdb | more” (cambiamo sdb con il
nome del dispositivo utilizzato). Premiamo
Invio per proseguire nella lettura dell'output
e individuiamo la riga che inizia con
“ATTRS{model}”: questa ci rivelerà il nome
esatto della penna USB.
Nuovo identificativo
Possiamo fare in modo che la
pendrive venga riconosciuta come
/dev/penna. Eseguiamo “sudo nano
/etc/udev/rules.d/50-pen.rules” e inseriamo
la riga seguente: 'BUS==" scsi",
SYSFS{model}==', seguita dal nome della
penna e, subito dopo da ', SYMLINK+=”
penna”'. Salviamo e chiudiamo.
Il “team” che gestisce tutti i dispositivi
Nei sistemi GNU/Linux moderni, la gestione dei dispositivi
è affidata ad un gruppo di programmi che, letteralmente,
lavorano in squadra. È grazie ad essi, infatti, che inserendo
nel lettore un Cd Audio, questo viene riconosciuto come
tale dal sistema il quale, immediatamente, lo monta
e crea sul desktop un collegamento specifico per accedere
al suo contenuto o eseguire il programma più adatto
alla sua gestione, ad esempio un player audio. Ma chi
sono i protagonisti di tutto ciò? Innanzitutto c'è udev,
che si occupa di generare, solo quando necessario, i file
di dispositivo nella directory /dev, quindi, tocca a dbus
che permette lo scambio di dati tra i programmi e i dispositivi;
inoltre, più a stretto contatto con l'hardware,
abbiamo sysfs, un file system virtuale che contiene le
informazioni sui dispositivi presenti sul PC; infine, c'è
HAL, uno “strato” software che si occupa di tradurre i
dati forniti da sysfs in modo da renderli più astratti, diciamo
pure generici (HAL sta infatti per “Hardware Abstraction
Layer”) e facilmente gestibili dai programmi.