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Linux hardcore
Prendiamo fiato e immergiamoci nei centri nevralgici del sistema per esplorarne ogni aspetto, anche quelli più nascosti. Dai meandri del kernel alla gestione dei servizi, fino alla configurazione del sistema di avvio. Da oggi in poi il PC non avrà più
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In ambito desktop GNU/Linux sta facendo passi da gigante: gran parte dei compiti più rilevanti possono essere svolti comodamente tramite il mouse, cliccando su semplici e immediate icone presenti sullo schermo e nei numerosi menu. In alcuni casi, però, bisogna “sporcarsi le mani”: talune volte, infatti, è necessario addentrarsi più a fondo nei meccanismi interni del sistema operativo, in particolare per riuscire a gestire nel modo più diretto possibile le risorse hardware e software a nostra disposizione. In questi casi, le pratiche interfacce “punta e clicca” possono diventare paradossalmente degli ostacoli, dato che aggiungono delle stratificazioni software supplementari tra noi e il computer che, alla fine, rischiano di intralciare interventi mirati come la gestione diretta dei file di configurazione o l'esecuzione di comandi in console, spesso molto immediati. Nella Cover Story, perciò, vedremo come operare direttamente al “cuore” del sistema GNU/Linux. Niente paura: pur abbandonando momentaneamente le interfacce grafiche più evolute, ci serviremo tutte le volte che sarà possibile di strumenti intermedi, funzionanti sì all'interno di una console di terminale, ma dotati di un'interfaccia utente allo stesso tempo semplice. Quando si tratterà, invece, di intervenire sui file di configurazione, utilizzeremo un editor facile ed immediato come nano.
Dove interverremo
Dopo questa premessa, è giunto il momento di entrare nel dettaglio degli interventi che tratteremo di  seguito. Inizieremo affrontando la ricompilazione del kernel e la gestione dei moduli, quindi scopriremo come selezionare a nostra discrezione i servizi attivati al boot del PC. Fatto ciò, ci inoltreremo sempre più in profondità negli anfratti più nascosti del sistema: dai meccanismi di scheduling (pianificazione degli eventi) come cron, alla configurazione di udev(gestione periferiche), dalla configurazione del sistema di logging, alla personalizzazione del bootloader: tutto questo avendo sempre come obiettivo la massima semplicità nell'esposizione delle informazioni. Se il nostro editor di fiducia scelto per questa Cover Story è nano, la distro resta ancora una volta Ubuntu: questa diffusa distribuzione per il desktop è appena giunta alla release 7.10, nome in codice Gutsy Gibbon, e nel corso dell'articolo sarà quest'ultimissima versione a essere utilizzata come sistema di riferimento.
Un kernel su misura
Installare un nuovo kernel non è mai stato così semplice... ecco come si usano gli strumenti forniti da Ubuntu per ridurre al minimo lo “stress” da ricompilazione!Cominciamo, letteralmente, dal nucleo del nostro sistema operativo: il kernel Linux. In questa parte iniziale, quindi, scopriremo come compilare e patchare un kernel su Ubuntu (e su tutte le distro derivate da Debian GNU/Linux), e a gestire i moduli servendoci di alcuni comodi automatismi.
Un nuovo Kernel manualmente
Quando non sono disponibili i precompilati si fa così

Copiamo il pacchetto linux-2.6.23.8. tar.bz2 dal CD/DVD in /usr/src. Scompattiamolo con tar -xvjf linux- 2.6.23.8.tar.bz2 e rinominiamo la directory: mv linux-2.6.23 linux. Entriamo nella nuova cartella linux (cd linux) ed eseguiamo il comando:

make xconfig.
Fatte le nostre scelte, salviamo il nuovo setup ed eseguiamo in sequenza i comandi seguenti:
make dep
make clean
make bzImage
 make modules
make modules_install make install
Con vecchie distro potrebbe essere necessario modificare manualmente il bootloader (LiLo o Grub).
Ricompilare il kernel
Con Ubuntu e Debian GNU/Linux possiamo compilarne e installarne rapidamente uno su misura

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Tag: linux, kernel, patch, moduli, runlevel, cron, crontab, demoni, file /etc/fstab, DI /PROC, udev, bash, syslog
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