
La parola a Sacha Labourey
A tu per tu con il CEO di JBoss per capire come va l’accoppiata Java-GNU/Linux e conoscere questo potente ambiente di sviluppo Open Source acquisito tempo fa da RedHat
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SACHA LABOUREY
Con l’acquisizione di JBoss, RedHat ha aggiunto un’altra
perla ai suoi gioielli Open Source e, nello stesso
tempo, ha dato maggior vigore all’ambiente di sviluppo
Java su GNU/Linux e non solo. Ma come vanno
le cose tra Java e GNU/Linux? Quali sono i motivi che spingono
un’azienda di successo a puntare su prodotti Open Source?
E come funziona un modello di business basato su Software Libero?
Per saperne di più lo abbiamo chiesto a Sacha Labourey
voluto dalla stessa RedHat come CEO di JBoss. Ecco cosa ci
ha detto.
Linux Magazine - Salve Sacha e grazie per averci concesso
l’intervista. Prima di tutto vorremmo conoscere qualcosa in
più su di te, sulla tua vita, il tuo tempo libero e i tuoi hobby.
Sacha Labourey - Sono nato a Neuchatel, Svizzera, nel 1975.
Dopo aver studiato economia, ho frequentato l’EPFL (Ecole Polytechnique
Federale de Lausanne) ottenendo un master in informatica.
Negli ultimi tre anni dei miei studi ho fondato una società
e lavorato come consulente. Dopo questo periodo ho impiegato
circa un anno per capire cosa volevo fare della mia vita: entrare in
un’azienda consolidata o creare qualcosa da solo? Decisi di entrare
a far parte del progetto JBoss, collaborando alle prime funzionalità
clustering. Diventai subito il responsabile di quel progetto nel 2001.
E così nel 2003 fondai la JBoss Group EMEA, diventandone CTO
nel 2005. Nel 2006, poi, Red Hat decise di acquistare la società e
ora sono il responsabile del ramo business del progetto insieme al
mio collega Craig Muzilla di Boston. Io, fortunatamente, lavoro ancora
a Neuchatel. Oltre a questo, ho una figlia di 2 anni, Eva Ladina,
e per il momento non ho molto tempo per dedicarmi agli hobby.
Penso che la vita sia troppo breve.
LM - Attualmente sei il CTO e VP Engineering della divisione
Middleware di Red Hat e la maggior parte degli utenti
interessati a JBoss ti considera un vero e proprio guru
del settore. Ci spieghi cos’è JBoss, come funziona, quali
servizi offre e a quale classe di utenti è indirizzato?
SL - Un guru? Sei troppo generoso. La mia posizione in azienda
mi porta spesso ad avere a che fare con soli fogli di calcolo e
word processor. Le vere star sono gli sviluppatori. Abbiamo un
team di sviluppatori ricchi di talento, con passione e intelligenza
che li guidano in ogni loro lavoro. Il mio, invece, è quello di indirizzarli
al meglio verso nuovi orizzonti, traendo il massimo dalle loro
potenzialità. Solo in questo modo riusciamo a sviluppare prodotti
eccellenti. JBoss è un Application Server Open Source che implementa
l’intera suite di servizi J2EE. Visto che tutta la nostra offerta
software si basa su progetti Open Source, non vendiamo licenze.
Vendiamo solamente le cosiddette “Subscriptions”. Si tratta di
pacchetti che includono supporto per gli sviluppatori, supporto
a livello legale, patch di sicurezza e quant’altro. Pensiamo che
questo sia sicuramente il migliore modello di business oggi disponibile
sul mercato. Ci consente di soddisfare due requisiti molto
importanti per noi: qualità del software e qualità del servizio.
Se non riuscissimo a garantire la qualità del software, nessuno lo
utilizzerebbe e moriremmo in poco tempo. Tuttavia non basta un
ottimo software per fare business. C’è bisogno anche di fornire
i migliori servizi sulla piazza. Insomma, le due cose camminano
a braccetto e siamo arrivati a questi livelli solo perché abbiamo
saputo raggiungere i massimi livelli con entrambi i modelli.
LM - Nel 2006 Red Hat ha acquisito JBoss. Ad oggi, in che
modo le vostre soluzioni vengono inserite all’interno
dei pacchetti della famosa azienda che basa interamente
il suo modello di business su software Open Source?
SL - Nel portfolio Red Hat non sono incluse soltanto le offerte
originarie di JBoss. Da tempo, infatti, siamo riusciti a estenderle
e migliorarle. Ad esempio abbiamo annunciato da poco