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Diventare root con su o sudo. Qual è la differenza?
Nei sistemi GNU/Linux, gli utenti comuni non possono compiere determinate operazioni e il loro raggio d'azione è limitato alla propria directory /home, almeno per quanto riguarda i permessi di modifica ed esecuzione. Lo scopo, ovviamente, è aumentare la sicurezza evitando che chiunque possa accedere ai centri nevralgici del sistema. In tutti quei casi in cui l'esecuzione di una determinata operazione richiede privilegi maggiori, l'unico rimedio è ottenere le credenziali di root ovvero diventare amministratore. Una prima soluzione al problema potrebbe essere eseguire il login direttamente come utente root, ma in questo caso gli utenti meno esperti, ma non solo, avendo accesso a tutte le parti del sistema, rappresenterebbero un serio pericolo per la sua sicurezza. Inoltre, non bisogna dimenticare che ci sono distribuzioni, tra le quali Ubuntu e tutte le sue derivate, che disabilitano l'accesso al sistema come root. La seconda soluzione, invece, prevede l'uso di due programmi che consentono di ottenere momentaneamente i privilegi di root: su (switch user) e sudo (super user do). Il primo permette di diventare un altro utente, mentre il secondo consente di eseguire operazioni con i privilegi di root ma utilizzando la propria password, quindi senza conoscere quella di root. Quest'ultimo sistema, aumenta notevolmente il livello di sicurezza e, inoltre, permette di stabilire a chi dare la possibilità di utilizzare i privilegi di root, ad esempio solo al gruppo di utenti più esperti. Il loro utilizzo è molto semplice: su più Invio, seguito dall'inserimento della password di root permette di diventare amministratore; su nome_utente più Invio, seguito dalla password dell'utente consente di passare a un altro utente comune; sudo -s più Invio, seguito dalla propria password, permette di diventare root; sudo inserito prima di un comando, consente di eseguirlo con i privilegi di root utilizzando la propria password.
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Tag: root, su, sudo
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