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Costruisci una ''live'' fai da te derivata da Debian
Pensate che le distribuzioni “preconfezionate” siano tutte uguali e poco adatte alle vostre esigenze? Noi vi mostriamo come crearne una su misura per voi
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Il modo usuale di utilizzare un sistema operativo è procedere preventivamente alla sua installazione sul computer/dispositivo. L’installazione richiede una unità di memoria di massa (tipicamente un hard disk), nel quale memorizzare tutte le librerie e le applicazioni di sistema, che con tutta probabilità diventerà anche l’area dati dell’utente. In molti casi è impossibile trasferire un sistema operativo precedentemente installato su altro hardware senza dover ripetere l’installazione o ripristinarlo dai supporti di installazione. Questo comportamento è diffuso tra i sistemi operativi commerciali, che sembrano essere profondamente affetti da mancanza di adattamento e riconoscimento automatico dei dispositivi hardware durante la fase di boot, dovuto in parte alla necessità di utilizzare protezioni anticopia. Fortunatamente, GNU/Linux è esente da questo fastidioso problema e possiede un livello di adattabilità che gli permette di adattarsi ad hardware anche molto differente rispetto alle condizioni iniziali nel quale il sistema è stato installato.

Il segreto è nel kernel Linux
Per capire il perché di questa preziosa caratteristica, è necessario analizzare il processo di bootstrap, che si attiva dopo la fase in cui il BIOS analizza le unità disponibili per l’avvio e passa “la palla” al bootloader, il quale provvede a sua volta al caricamento del kernel Linux da mandare in esecuzione. Durante la sua fase di attivazione, il kernel provvede al riconoscimento di tutti i componenti hardware per il quale è presente un driver. Solo dopo questa fase procede con il mount dell’unità di memorizzazione (in genere una partizione del disco o un’unità virtuale), nel quale verrà invocato il processo init, incaricato di attivare tutti i servizi della distribuzione. A questo punto, è chiaro che, più il kernel è compilato per essere generico, più è flessibile ai cambiamenti (ovviamente mantenendo la stessa famiglia di processore e l’architettura). Tuttavia, integrare il supporto per ogni dispositivo hardware nel kernel occuperebbe inutilmente memoria su disco. Per questo motivo i kernel generici utilizzano un file “initrd”, caricato in memoria durante la fase di boot, contenente un file system dentro il quale sono presenti i moduli e tutto il necessario per un corretto avvio del sistema.
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Tag: live, debian, distribuzione personalizzata, knoppix, debian live, live magic
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