
Costruisci una ''live'' fai da te derivata da Debian
Pensate che le distribuzioni “preconfezionate” siano tutte uguali e poco adatte alle vostre esigenze? Noi vi mostriamo come crearne una su misura per voi
(pagina 1 di 6)
Il modo usuale di utilizzare un sistema operativo
è procedere preventivamente alla sua
installazione sul computer/dispositivo. L’installazione
richiede una unità di memoria di massa (tipicamente un
hard disk), nel quale memorizzare tutte le librerie e le applicazioni di sistema,
che con tutta probabilità diventerà anche l’area dati dell’utente. In
molti casi è impossibile trasferire un sistema operativo precedentemente
installato su altro hardware senza dover ripetere l’installazione o ripristinarlo
dai supporti di installazione. Questo comportamento è diffuso
tra i sistemi operativi commerciali, che sembrano essere profondamente
affetti da mancanza di adattamento e riconoscimento automatico dei dispositivi
hardware durante la fase di boot, dovuto in parte alla necessità
di utilizzare protezioni anticopia. Fortunatamente, GNU/Linux è esente
da questo fastidioso problema e possiede un livello di adattabilità che
gli permette di adattarsi ad hardware anche molto differente rispetto alle
condizioni iniziali nel quale il sistema è stato installato.
Il segreto è nel kernel Linux
Per capire il perché di questa preziosa caratteristica, è necessario analizzare
il processo di bootstrap, che si attiva dopo la fase in cui il BIOS
analizza le unità disponibili per l’avvio e passa “la palla” al bootloader,
il quale provvede a sua volta al caricamento del kernel Linux da mandare
in esecuzione. Durante la sua fase di attivazione, il kernel provvede al
riconoscimento di tutti i componenti hardware per il quale è presente un
driver. Solo dopo questa fase procede con il mount dell’unità di memorizzazione
(in genere una partizione del disco o un’unità virtuale), nel
quale verrà invocato il processo init, incaricato di attivare tutti i servizi
della distribuzione. A questo punto, è chiaro che, più il kernel è compilato
per essere generico, più è flessibile ai cambiamenti (ovviamente mantenendo la stessa famiglia di processore
e l’architettura). Tuttavia, integrare
il supporto per ogni dispositivo hardware
nel kernel occuperebbe inutilmente memoria
su disco. Per questo motivo i kernel
generici utilizzano un file “initrd”, caricato
in memoria durante la fase di boot,
contenente un file system dentro il quale
sono presenti i moduli e tutto il necessario
per un corretto avvio del sistema.
Commenta
Prima di pubblicare un tuo commento assicurati che:- sia in tema e contribuisca alla discussione in corso
- non abbia contenuto razzista o sessista
- non sia offensivo, calunnioso o diffamante
La redazione con i controlli a campione si riserva di cancellare qualsiasi contenuto ingiurioso, volgare, illegale o contrario alla policy.