
Come si applica una patch al kernel?
Una
patch (letteralmente “pezza”), detta
anche file di modifiche o semplicemente
aggiornamento, è un frammento di codice
che, inserito all’interno del kernel Linux,
ma anche di un qualsiasi altro programma,
consente di aggiungere a quest’ultimo nuove
funzionalità o a correggere eventuali difetti.
Il vantaggio offerto dalle patch è che aggiornano
il codice e allo stesso tempo eliminano
la necessità di dover reinstallare una nuova
versione del software da zero. Nel caso del
kernel Linux, ad esempio, l’applicazione di
una patch evita di dover scaricare e installare
nuovamente l’intero sorgente, generalmente
di grosse dimensioni. Per quanto riguarda
le patch specifiche per il kernel Linux, in
genere, sono disponibili sotto forma di file
compressi con estensione
.bz2 o
.gz. Per applicarne
una al kernel bisogna, innanzitutto,
copiarla all’interno della directory
/usr/src,
dopodiché è necessario spostarsi nella stessa
cartella mediante il comando
cd /usr/src
ed eseguire uno dei due comandi seguenti a
seconda del formato di file utilizzato:
bzip2 -dc nome_file.bz2 | patch -p1
gzip -dc nomefile.gz | patch -p0
Oltre a questo sistema, è possibile utilizzare
lo script patch-kernel presente nella
directory
/usr/src/linux/scripts. In questo
caso è necessario copiare le patch nella
directory
/usr/src, spostarsi in
/usr/src/linux/scripts con
cd /usr/src/linux/scripts ed eseguire il comando
./patch-kernel.
È importante ricordare che in presenza
di più kernel è necessario spostarsi ed
eseguire tale comando nella directory
corrispondente a quello che si intende
patchare. Ad esempio, per il kernel 2.6.20,
potrebbe essere qualcosa di simile a
/usr/
src/linux-2.6.20/scripts. Inoltre, dopo
aver applicato la o le patch, prima di poter
sfruttare le nuove caratteristiche, è sempre
necessario ricompilare il kernel.