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Alla ricerca del file perduto
Nel recupero di dati persi, GNU/Linux è una certezza. Qualunque sia il problema, troverete sempre un tool pronto a tirarvi fuori dai guai e ridarvi i preziosi file!
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Niente panico e azione rapida
Appena notate rumori metallici provenienti dal disco e/o errori nelle operazioni di I/O, la prima cosa da fare è non andare in panico. Tentare ripetutamente di avviare il disco per cercare di recuperare i dati non è la strada consigliata, perché un disco al collasso può salutarvi per sempre da un momento all’altro e il trasferimento di file voluminosi potrebbe interrompersi per alcune crisi momentanee del dispositivo. Prima di tentare il recupero effettivo dei dati contenuti nel disco è bene creare un’immagine sul vostro computer o su un dispositivo esterno. Serve però uno strumento capace di resistere ad eventuali errori di lettura, altrimenti basterebbe il classico dd con una sintassi simile a questa: dd if=/dev/sda of=/mnt/dusb/sda.img. Noi utilizzeremo, invece, ddrescue: ddrescue --no-split /dev/sda /mnt/dusb/sda.img /mnt/dusb/sda.log. Così facendo, il programma tenterà di leggere il disco e inserirà in un file di log la traccia dei settori letti e di quelli per cui non è stato possibile farlo. Se per qualche motivo l’operazione termina prima della lettura completa del disco (esso potrebbe “scomparire”, spegnersi e/o bloccarsi), bisognerà ripetere questo comando fino al completamento della lettura. Ma non abbiate timori: il programma riprenderà sempre dall’ultimo settore letto (Figura 1).

Fig. 1 • ddrescue mostra statistiche sui settori recuperati, errori e velocità di trasferimento



Se ad operazione ultimata, risulteranno errori di lettura, possiamo tentare la rilettura dei soli settori danneggiati: ddrescue --direct --max-retries=3 /dev/sda /mnt/dusb/sda.img /mnt/dusb/sda.log. Se neanche così si riuscisse a leggere tutti i settori, potete eseguire ad oltranza lo stesso comando aggiungendo il parametro “--retrim”, fino a quando non sarà più possibile recuperare ulteriori settori. Se siamo fortunati, tutti i settori del disco originario verranno letti al primo colpo o durante le successive iterazioni. In questo caso, possiamo prendere un disco di uguale capacità, eseguire il comando dd if=/mnt/dusb/sda.img of=/dev/sde, sostituire il disco ed avviare il computer, il quale non si accorgerà neppure del pericolo che ha corso. Se il disco è letteralmente morto non riusciremo a recuperare neppure un byte. In questi casi dovrete rivolgervi a ditte specializzate che disassembleranno il disco per recuperare i dati. Non provate a fare questa operazione in casa in quanto sono necessari strumenti particolari ed un ambiente puro da campi magnetici, polvere ed altri agenti pericolosi per le superfici dei dischi.
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Tag: recupero dati, systemrescuecd, linux, photorec, testdisk
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