
A colloquio con Steve McIntyre
A pochi mesi dalla sua elezione, vi proponiamo una interessante intervista al Debian Project Leader per l’anno 2008. Ecco cosa ci ha detto a proposito della storica distribuzione e dei suoi piani per il futuro
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diventati tutto
d’un tratto nostri amici.
LM - Prima abbiamo parlato delle novità apportate a dpkg.
In tema di pacchetti, cosa ne pensi di RPM? È possibile
che in futuro Debian utilizzi alcune sue funzionalità?
SM - RPM e dpkg offrono quasi le stesse funzionalità ma personalmente
preferisco dpkg non perché sia tecnicamente superiore
ma per il fatto che lo conoscono meglio. Onestamente non credo
che Debian debba prendere qualcosa da RPM, dpkg funziona già
egregiamente. Inoltre, sono del parere che l’unione dei due sistemi
porterebbe solo problemi. A questo proposito vorrei fare una precisazione.
Uno degli errori più comuni che commettono gli utenti
prima della scelta di una distribuzione è proprio quello che riguarda
il formato dei pacchetti (.deb o .rpm). Non è questo a determinare la
bontà di un sistema di gestione dei pacchetti, e dunque dell’intera
distribuzione, bensì le sue policy. Ad esempio, è importante capire
dove il gestore dei pacchetti installa un determinato software e dove
memorizza i file di configurazione o come li gestisce. Ecco, capire
questo sarebbe già un ottimo passo in avanti che ci aiuterebbe a
scegliere e giudicare meglio. Inutile fare guerre di religione tra formati,
insomma.
LM - Parliamo di cicli di rilascio. Quelli di Debian non
sono decisi a priori come, ad esempio, quelli semestrali
di Ubuntu e spesso turbano gli utenti finali. Non credi
che una maggiore cura nei rilasci possa migliorare
ulteriormente Debian?
SM - Attualmente sono abbastanza soddisfatto dei nostri rilasci. In
pratica ci impegniamo a rilasciare una nuova versione stabile di Debian
ogni 18-24 mesi. Si tratta di un compromesso ragionevole per
noi: rilasciare abbastanza spesso una nuova distribuzione per raggruppare
quanto più nuovo software possibile senza però forzare i
nostri utenti a fare aggiornamenti troppo frequenti. Molti nostri utenti
magari non gradirebbero l’eventualità di aggiornare completamente
il loro sistema ogni 6 mesi. L’unico posto in cui abbiamo bisogno di
velocizzare i nostri rilasci è sicuramente quello che riguarda il supporto
hardware. Per questo motivo abbiamo introdotto un nuovo
tipo di rilascio, le nuove “etchnhalf” che mantengono il passo delle
altre distribuzioni in tema di supporto a nuovo hardware. Tuttavia,
chi desidera mantenere sempre aggiornato il proprio software può
sempre utilizzare i repository backports.org, voltatile.debian.org o
utilizzare le versioni di testing della distribuzione.
LM - Come procede lo sviluppo di Debian GNU/Hurd?
SM - Purtroppo è ancora in uno stato di stallo. Dovrebbero lavorarci
più sviluppatori per riuscire a rilasciare qualcosa di buono ma purtroppo
non riscuote molto successo tra le nuove reclute.
LM - Quali pensi siano le più grandi sfide da affrontare
con Debian nei prossimi anni?
SM - Sono abbastanza scontate. Vogliamo innanzitutto rilasciare
Lenny in tempo ed evitare slittamenti. Oltre a ciò, una delle nostre
sfide più grandi è quella che affrontiamo da sempre, ossia ingaggiare
quanti più nuovi sviluppatori possibili per coprire l’aumento di
lavoro che ci aspetta giorno dopo giorno. Solo in questo modo riusciremo
ad accontentare la maggior parte dei nostri utenti.
LM - Pensi che GNU/Linux sia realmente pronto
per l’ambito desktop? In che modo è possibile migliorare
la situazione attuale?
SM - Credo che GNU/Linux sia assolutamente pronto per essere
utilizzato come sistema operativo per il desktop. Personalmente
non ho utilizzato altro in tutti questi anni. Gli utenti più svogliati trovano
sempre nuove scuse per non effettuare la migrazione, la più
frequente è quella del mancato supporto verso alcune categorie di
applicazioni. Per fortuna la restante parte è contenta di quello che
offriamo. Oggigiorno possiamo utilizzare distribuzioni complete di
tutto l’occorrente, stabili e soprattut